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EROI SINISTRI

carrellata di personaggi sinistrorsi più o meno noti oggetto di ingiustificato culto


ERNESTO "CHE" GUEVARA

Ernesto Guevara è detto il "Che" ,per la sua abitudine di pronunciare questa breve parola in mezzo ad ogni suo discorso, una specie di cioè.

La storia dovrebbe essere oggettiva non credete? In realtà alcuni aspetti della Storia contemporanea vengono da sempre distorti e adattati alle convinzioni ideologiche di chi li tratta. In un paese come il nostro che si definisce Antifascista (ma non evidentemente AntiComunista...) certi aspetti "scomodi" del Comunismo sono da sempre ignorati. La Storia ne è piena : i massacri delle Foibe, i massacri dei 20.000 soldati italiani nei Gulag Sovietici su ordine di Togliatti ecc.

Voglio iniziare la trattazione di questi eventi da quello che mi sta più caro : il mito del "CHE". La storia di Ernesto Guevara rappresenta forse il più grande falso storico mai verificatosi. Tutti conoscono la storia "ufficiale" del Che. Chi non ha mai sentito parlare del "poeta rivoluzionario?" Del "medico idealista"?  Ma chi di voi conosce le reali gesta di questo "eroe"?

Nel 1956 Guevara conosce Castro in Messico e decide di unirsi al suo gruppo di fuoriusciti cubani per rovesciare il governo di Batista. Nominato comandante di una colonna si fa subito notare per la sua durezza: un ragazzo, guerrigliero della sua unità, venne fucilato immediatamente per aver rubato un pò di cibo.

Una volta rovesciato il governo di Batista, il Che vorrebbe imporre da subito una rivoluzione comunista, ma finisce con lo scontrarsi con alcuni suoi compagni d'armi autenticamente democratici. Teatro gli affidò l' incarico di procuratore nella prigione della Cabana ed è lui a decidere le domande di grazia. Sotto il suo controllo quella prIgione diventò teatro di numerosi esecuzioni, sopratutto di ex-compagni d'armi democratici.

Non tutti sanno che il "campo di lavoro" di Guahana (durante la seconda guerra mondiale avevano altri nomi...)  fu istituito su espresso desiderio che Che.  Non vi pare di vedere in Ernesto Che Guevara lo stesso odio che c'era in personaggi come Himmler?

 Per farvi capire quali "buoni" sentimenti animassero questo simbolo con cui fregiare le magliette e bandiere cito il suo testamento in cui elogia  " l 'odio che rende l'uomo una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere".

Sono queste le parole di un idealista? Di un amico del popolo? Se si, quale popolo? Solo chi era d'accordo con lui?

Perché non ricordare che uno degli amici e allievi del Che è stato Dèsirè Kabila, attuale dittatore del Congo, più volte accusato per il massacro di Civili ! Per non parlare dell' ipocrisia propria di Guevara (come del resto di molti altri come lui...). Mentre si riempiva la bocca di belle parole su come lui disgregasse il denaro, abitava in un quartiere residenziale de La Havana! E' facile chiedere al popolo di fare sacrifici quando lui per primo non li faceva.

Ora io vi chiedo: come si fa a prendere come esempio un persona così? Possibile che ci siano migliaia di persona (probabilmente inconsapevoli della verità) che sfoggiano magliette con il suo volto ???? In quelle bandiere e magliette c'è una sola cosa corretta : il colore. Rosso come il sangue che per colpa sua è stato sparso. Tutti questi fatti sono tratti dal "Libro nero del comunismo".


LENIN NIKOLAY

 

COLPEVOLE DI GENOCIDIO.

Idolo, uno dei padri del comunismo, ancora oggi osannato dai rossi. ASSASSINO!

Fin dal 1920 la sua "decosacchizzazione" corrisponde ampiamente alla definizione di genocidio: un'intera popolazione a forte base territoriale, i cosacchi, veniva sterminata in quanto tale, gli uomini venivano fucilati, le donne, i vecchi e i bambini deportati, i paesi rasi al suolo o consegnati a nuovi occupanti non cosacchi.

10 agosto 1918. Telegramma di Lenin al Comitato esecutivo del Soviet di Penza.

"Compagni! L'insurrezione dei kulak nei vostri distretti deve essere soffocata senza pietà. Lo esigono gli interessi della rivoluzione intera, perché ormai è cominciata dappertutto la battaglia finale contro i kulak. Bisogna dare un esempio. 1) Impiccare (e dico impiccare in modo che tutti vedano) non meno di 1000 kulak, ricconi, noti succhiasague 2) Pubblicarne i nomi 3) Appropriarsi di tutto il loro grano. Fate così in modo che tutti lo vedano e tremino e pensino: questi ammazzano e continueranno ad ammazzare i kulak. Telegrafate che avete ricevuto ed eseguito queste istruzioni. Vostro Lenin.


  STALIN JOSIF

COLPEVOLE DI GENOCIDIO

L'esempio da seguire per anni, poi lentamente rinnegato ma da alcuni ancora amato. ASSASSINO !!

Il creatore dei più grandi campi di concentramento di tutti i tempi, i GULAG, fratelli maggiori dei lager. Bilancio provvisorio e sicuramente troppo limitato dei vari aspetti dell' attività repressiva di questo tiranno:

  •  6 milioni di morti in seguito alla carestia del 32-33, una catastrofe imputabile alla politica di collettivazione forzata e di rapina dei raccolti colcosiani dallo Stato

  • 720.000 esecuzioni, di cui oltre 680.000 soltanto negli anni 37-38, decise al termine di una parodia di processo da parte di un organismo giuridico speciale della GPU-NKVD

  • 300.000 decessi attestati nei campi tra il '34 e il '40, senza contare il periodo '30-'33 e il numero di quanti morivano fra il momento dell' arresto e quello dell'iscrizione nei campi

  • circa 600.000 decessi attestati fra deportati, "sfollati" e coloni speciali

  • circa 2.200.000 deportati e sfollati

  • fra il '34 e il '41 un totale provvisorio di ingressi nei gulag di 7 milioni di persone

  • mancano dati circa le repressioni su soldati tedeschi, italiani e polacchi

Stalin, firma personalmente la lista delle migliaia di persone da fucilare. Sotto il grande Terrore in 14 mesi 1.800.000 persone vengono arrestate e 690.000 assassinate. 


MAO

COLPEVOLE DI GENOCIDIO

Il capostipite dei dittatori comunisti in Oriente, grande simbolo di "buon governo" per i seguaci rossi. ASSASSINO !!

Testimonianza di uno studente cinese circa un episodio del 26-07-66

"Dei compagni di classe correvano verso di noi urlando: "E' iniziata la lotta!- Mi precipitai vicino all'edificio scolastico, vidi dei professori, 40 o 50 in tutto, disposti in file, la testa e il volto spruzzati d'inchiostro nero. Appesi al collo portavano dei cartelli con scritte tipo -autorità accademica reazionaria-, -nemico di classe-, -sostenitore della via capitalista-, -capobanda corrotto-. Ogni cartello era contrassegnato con una croce rossa, il che dava ai professori l'aria di prigionieri condannati a morte in attesa dell'esecuzione. Avevano loro appeso attorno al collo anche dei secchi riempiti di pietre. Si misero a supplicare Mao di "perdonare i loro crimini". La scena mi lasciò senza fiato e mi sentii impallidire. Seguirono botte e torture. Non avevo mai visto torture simili prima: si davano loro da mangiare insetti; si sottoponevano a scosse elettriche; li si costringeva a mettersi in ginocchio su dei vetri rotti. I primi ad afferrare dei bastoni e a torturare furono dei bruti della scuola: figli dei quadri del Partito e ufficiali dell'esercito. Imbaldanziti dai provocatori, gli altri studenti urlavano a loro volta: -Picchiateli-. E saltavano addosso ai professori menando pugni e calci. Il colpo + duro per me fu l'assassinio del mio professore Chen Kuteh, per il quale nutrivo affetto e rispetto. Il professore Chen, che aveva + di 60 anni e soffriva di ipertensione, fu lasciato per 3 ore sotto il sole d'estate e poi trascinato al primo piano di un edificio scolastico e poi di nuovo sotto e durante il tragitto veniva preso a pugni e colpito con il manico di una scopa. Presero delle pertiche di bambù con le quali continuarono a colpirlo; il professore svenne + volte ma gli fecero riprendere i sensi gettandogli dell'acqua ghiacciata in faccia. Non riusciva a muoversi e chiedeva di essere ammazzato. Andarono avanti per 6 ore, fu sodomizzato, torturato e pestato più volte. Poi morì. Venne il medico della scuola. Dichiarò che era morto in seguito a torture. Dopo numerose sevizie, avvertimenti e pestaggi il dottore finì per scrivere sul certificato di morte che il decesso era dovuto a un improvviso attacco di ipertensione causato dal gran caldo."

Testimonianza di una Guardia rossa, allora quattordicenne, circa quel periodo:

"Eravamo giovani e fanatici. Credevamo che il presidente Mao fosse grande, che avesse la verità, che fosse la verità. Credevo in tutto quello che diceva Mao. E credevo che ci fossero delle ragioni nella Rivoluzione culturale. Pensavamo di essere dei rinnovatori e che avremmo potuto risolvere qualunque problema, tutti i problemi della società. Abbiamo sbagliato tutto, abbiamo ucciso, torturato e rubato per qualcosa di inutile e vuoto. Abbiamo fatto qualcosa di terribile.


CASTRO FIDEL

COLPEVOLE  DI EFFERATI E SISTEMATICI ASSASSINI. 

La durezza del regime penitenziario di Cuba non è riscontrabile da nessuna parte. Avversari politici e detenuti comuni vivono (se questa è vita!) in condizioni a dir poco orribili, senza possibilità di libertà nel futuro.

Ecco un racconto di una guardia dell'edificio penitenziario della Cabana.

"La violenza del regime penitenziario colpì sia i detenuti politici sia quelli condannati per reati comuni. Si iniziava con gli interrogatori interminabili condotti dal "Departemento tecnico de investigaciones (DTI)", le sezioni incaricate delle indagini. Il DTI ricorreva all'isolamento e sfruttava le fobie dei detenuti: per esempio, una donna che aveva paura degli insetti fu rinchiusa in una cella infestata di scarafaggi. Il DTI faceva pressioni fisiche violente: ci furono prigionieri costretti a salire le scale calzando scarpe zavorrate di piombo e, una volta in cima, venivano ributtati giù. Alla tortura fisica si aggiungeva quella psicologica, spesso seguita anche da un punto di vista medico; per tenere svegli i detenuti noi guardiani usavano il pentothal e altre droghe. Nell'ospedale di Mazzora gli elettroshock venivano praticati a scopo repressivo, senza alcun limite. I guardiani utilizzavano i cani di guardia e improvvisavano finte esecuzioni; nelle celle disciplinari non c'erano né acqua né elettricità; se si voleva spersonalizzare un detenuto lo si teneva rinchiuso in cella d'isolamento."

Poiché a Cuba la responsabilità è considerata collettiva, la punizione lo è altrettanto. Si ha così un altro tipo di pressione: i parenti del prigioniero pagano socialmente il suo impegno politico; i loro figli non possono accedere all'università e i loro congiunti perdono il lavoro.

Dal 1959 a oggi oltre 100.000 cubani hanno sperimentato i campi di lavoro, le prigioni o i fronti aperti e sono state fucilate dalle 15.000 alle 17.000 persone.

Castro, un tiranno che pare fuori dal tempo, di fronte ai fallimenti del suo regime e alle difficoltà che incontra Cuba, ancora nel 1994 dichiarava di preferire la morte piuttosto che rinunciare alla rivoluzione. Quale prezzo dovranno ancora pagare i cubani per soddisfare il suo orgoglio ?


Tito

Josip Broz (Kumrovec, Croazia 1892 - Lubiana 1980) meglio conosciuto col soprannome di Maresciallo Tito, è il responsabile principale del genocidio di milioni di persone! Eppure, oggi, viene ricordato come un patriota, come una persona da imitare. Nel 1980, ai suoi funerali, oltre alle autorità italiane, c'erano le più alte cariche dei paesi di mezzo mondo. Quest'uomo, dopo essersi macchiato di orrendi crimini, è stato inumato con tutti gli onori possibili spettanti ad un capo di Stato. Purtroppo non viene ricordato per quello che è stato in realtà: un criminale di guerra! 

Dal 3 maggio 1945, per tre giorni e tre notti, le truppe del maresciallo Tito, avide di sangue, si scatenarono, con inaudita violenza, contro coloro che, da sempre, avevano dimostrato sentimenti di italianità. A Campo di Marte, a Cosala, a Tersatto, lungo le banchine del porto, in piazza Oberdan, in viale Italia, i cadaveri s'ammucchiarono e non ebbero sepoltura. Nelle carceri cittadine e negli stanzoni della vecchia Questura, nelle scuole di piazza Cambieri, centinaia di imprigionati attendevano di conoscere la propria sorte, senza che alcuno si preoccupasse di coprire le urla degli interrogati negli uffici di Polizia, adibiti a camere di tortura. Altre centinaia di uomini e donne, d'ogni ceto e d'ogni età, svanirono semplicemente nel nulla. Per sempre. Furono i "desaparecidos". Gli avversari da mettere subito a tacere vengono individuati negli autonomisti, cioè coloro che sognavano uno Stato libero; ai furibondi attacchi di stampa condotti dalla "Voce del Popolo" si accompagnò una dura persecuzione, che già nella notte fra il 3 e il 4 maggio portò all'uccisione di Matteo Biasich e Giuseppe Sincich, personaggi di primo piano del vecchio movimento zanelliano, già membri della Costituente fiumana del 1921. Assieme agli autonomisti, negli stessi giorni e poi ancora nei mesi che verranno, trovarono la morte a Fiume anche alcuni esponenti del CLN ed altri membri della Resistenza italiana, fra cui il noto antifascista Angelo Adam, mazziniano, reduce dal confino di Ventotene e dal lager nazista di Dachau secondo una linea di condotta che trova riscontro anche a Trieste ed a Gorizia, dove a venir presi di mira dalla Polizia politica jugoslava, sono in particolare gli uomini del Comitato di liberazione nazionale. La scelta appare del tutto conseguente, dal momento che sul piano politico il CLN è un'organizzazione direttamente concorrenziale rispetto a quelle ufficiali, delle quali è ben in grado di contestare l'esclusiva rappresentatività degli antifascisti italiani. Pertanto, per i titini, appare come l'avversario più pericoloso, sia perché potenzialmente in grado di diventare il punto di riferimento della popolazione di sentimenti italiani, sia in quanto l'eventuale accoglimento delle sue pretese di riconoscimento, quale legittima espressione della Resistenza italiana, farebbe cadere uno dei pilastri principali su cui si regge l'edificio dei poteri popolari. Ma la furia si scatenò con ferocia nei confronti degli esponenti dell'italianità cittadina. Furono subito uccisi i due senatori di Fiume, Riccardo Gigante e Icilio Bacci, e centinaia di uomini e donne, di ogni ceto e di ogni età, morirono semplicemente per il solo fatto di essere italiani. Oltre cinquecento fiumani furono impiccati, fucilati, strangolati, affogati. Altri incarcerati. Dei deportati non si seppe più nulla. Cercarono subito gli ex legionari dannunziani, gli irredentisti della prima guerra mondiale, i mutilati, gli ufficiali, i decorati e gli ex combattenti. Adolfo Landriani era il custode del giardino di piazza Verdi non era Fiumano, ma era venuto a Fiume con gli Arditi e per la sua piccola statura tutti lo chiamavano "maresciallino". Lo chiusero in una cella e gli saltarono addosso in quattro o cinque, imponendogli di gridare con loro "Viva la Jugoslavia!". Lui, pur cosi piccolo, si drizzò sulla punta dei piedi, sollevò la testa in quel mucchio di belve, e urlò con tutto il fiato che aveva in corpo: "Viva l'Italia!". Lo sollevarono, come un bambolotto di pezza, poi lo sbatterono contro il soffitto, più volte, con selvaggia violenza e lui ogni volta: "Viva l'Italia! Viva l'Italia!" sempre più fioco, sempre più spento, finché il grido non divenne un bisbiglio, finché la bocca colma di sangue non gli si chiuse per sempre. Qualcuno morì più semplicemente, per aver ammainato in piazza Dante la bandiera jugoslava. Il 16 ottobre del 1945, un ragazzo, Giuseppe Librio, diede tutti i suoi diciott'anni, pur di togliere il simbolo di una conquista dolorosa. Lo trovarono il giorno dopo, tra le rovine del molo Stocco, ucciso con diversi colpi di pistola. Nel carcere di Fiume, il 9 ottobre 1945, Stefano Petris scrisse il suo testamento sui fogli bianchi dell' "Imitazione di Cristo".  

Questo è il testamento di un uomo, condannato a morte dai comunisti slavi perché era fiero di essere italiano!

... Non piangere per me. Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa, che è l'ultima della mia vita. Tu sai che io muoio per l'Italia. Siamo migliaia di italiani, gettati nelle foibe, trucidati e massacrati, deportati in Croazia falciati giornalmente dall'odio, dalla fame, dalle malattie, sgozzati iniquamente. Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi verso questa martoriata terra istriana che è e sarà italiana. Se il Tricolore d'Italia tornerà, come spero, a sventolare anche sulla mia Cherso, bacialo per me, assieme ai miei figli. Domani mi uccideranno. Non uccideranno il mio spirito, né la mia fede. Andrò alla morte serenamente e come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio che mi accoglierà e a voi, che lascio, così il mio grido, fortissimo, più forte delle raffiche dei mitra, sarà: viva l'Italia!".

A nessuno di questi eroi, semplici e sconosciuti, l'Italia concederà una medaglia alla memoria.

 

Gli anni cinquanta a Trieste.

Mentre gli studenti scendevano in piazza per Trieste italiana all'inizio degli anni cinquanta, diede la vita per la Patria l'ultimo degli  irredenti fiumani: Leonardo Manzi.

Leonardo Manzi, come altri giovani come lui, aveva dovuto abbandonare Fiume. Morì da profugo a Trieste il 6 novembre 1953, ucciso dalla Polizia civile (pagata dagli inglesi) sul sagrato della chiesa di S. Antonio. Nelle sue mani stringeva forte un Tricolore. Nelle sue tasche trovarono, arrossata di sangue, la tessera della "Giovane Italia".


 

 

FONTI :

  • Internet                                                                     (***)
  • Libro Nero Del Comunismo                                         (*****)
  • digilander.libero.it/zagorjr/orroricomunismo.htm            (****)
  • Altri siti internet                                                         (*)


 

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