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IDEE


(1)

La teoria del tradimento.

Cosa può spingere un soggetto a tradirne un altro?

Il tradimento è giustificabile?

Quando avviene il tradimento?

 

Certamente sono innumerevoli le ispirazioni che potrebbero invogliare un eventuale voltafaccia. Ma il concetto chiave su cui vorrei focalizzare il mio pensiero è un altro, e mi impegna a parlare delle naturali differenze tra uomo e donna, lette con un ottica non particolarmente maschilista ma fuggevolmente sessista.

Il rapporto che lega un uomo ad una donna non sempre è la risultante iniziale e definitiva del “Sì” pronunciato sull’altare. La complessità dell’avventura della vita “di coppia” porta i gli interpreti della stessa ad affrontarsi in uno scontro clandestino ed invisibile: il tradimento.

 

Prima di tutto è bene specificare che il tradimento è la rottura d’un contratto, d’un impegno.

Chi si dichiara alla propria donna e poi fugge non è un traditore, al massimo teme solo d’essere irreggimentato in una quotidianità che non gli si addice e quindi, per ottenere ciò che vuole, si espone furbescamente in qualche vana promessa. Il tradimento con l’iniziale maiuscola è quello che avviene con la fede nuziale al dito, giacché la promessa di matrimonio è il supremo degli impegni, da rispettare fino all’ultimo.

Certo è che necessario fare dei distinguo. L’uomo e la donna sono diversi e il tradimento maschile e quello femminile sono diversi sia concettualmente che concretamente. Vi illustro quello che voglio dire.

 

Parliamo di tradimento femminile.

La donna è bella nell’animo e nello spirito, stupisce per le sue capacità puramente razionali e sorprende sempre quando le usa con secondi fini. Una donna medita lungamente le proprie scelte, le cova nel caldo dei propri pensieri, le nasconde agli interessati e plasma gli eventi a suo piacimento. La donna è profondamente cosciente del fatto che, nell’atto della conquista, è lei ad avere il coltello dalla parte del manico.

Se un uomo (fidandosi) lascia trascorrere alla propria donna una sera con amiche e scopre il vero fine del tempo speso lontano dal focolare, lui non potrà perdonarla mai (sempre che poi lui venga a conoscenza del misfatto).

Lui sa che lei ha architettato tutto, lui si immagina la lunga preparazione dietro la sua azione. Ma soprattutto la donna difficilmente riesce a discernere la parte fisica e mentale dell’amore, motivo per cui se un uomo è intelligente non accetterà mai le sue scuse miste a lacrime di coccodrillo.  Quando sceglie lei compie una preferenza di campo, meditata e definitiva.

Raramente le donne tornano indietro in scelte di questo tipo. Perché dovrebbe farlo l’uomo?!


Parliamo ora del tradimento maschile.

L’uomo è per definizione estro e fantasia, slancio ed impeto. Colpisce dell’uomo la tendenza all’impulsività, il cogliere l’attimo ad ogni costo, la scarsa attitudine (generalizzando) alla fedeltà fisica.

Cuore e carne, pulsioni e passioni. L’uomo ha l’ineffabile attitudine al trofeo, l’inclinazione  alla conquista. Tutto appare automatico e, spesso, il fare graffiante di talune donne non aiuta.

L’uomo tuttavia non appare sfrontatamente finalizzato a rompere equilibri di coppia, tuttaltro. L’uomo tradisce solo per un fuggevole svago momentaneo, per il branco, per il contesto in cui si trova.

Il ragazzo che, ad esempio, in discoteca è conturbato e circuito da un’ avvenente e donna e si libera di qualche irrefrenabile pulsione non lo farà perché non prova sentimenti per la propria donna. Al risveglio, la mattina successiva, il ragazzo con facilità già si sarà scrollato di dosso la fugace parentesi notturna e sarà pronto a continuare la rilassante  e serena vita di coppia.

E’ l’attimo, la tendenza istintiva e momentanea d’un edonismo poco o per nulla emotivo ma molto carnale.

Cosa si evince? La donna, quando tradisce, tende a farlo per un arco di tempo maggiore, per più volte, proprio perché dietro l’azione vi è un progetto costruito razionalmente. L’uomo invece viene accarezzato dal caso e da voluttà momentanee, difficilmente la pratica si ripete nel tempo. La donna reitera il misfatto, l’uomo lo tronca.

Proprio per le stesse motivazioni, un discorso simile si può fare parlando di un amante abituale. Non ammettendo il tradimento in un contesto matrimoniale, è incomprensibile protrarre nel tempo la pratica del tradimento se non sussiste un vincolo forte. Meglio troncare, compiere una scelta decisiva. Il doppiogiochismo del tradimento abituale è così snervante che sembra quasi senza senso.

 

Concludendo, le parole qui scritte scaturiscono dalle mie mente e dalla realtà che sento di percepirmi attorno. Generalizzando non faccio cenno alle realtà personali diverse. Non esiste un uomo uguale ad un altro uomo, però ho cercato di individuare generali omogeneità e le ho scritte.

Questo è quanto.




(2)

Contro la società dell’ orecchino.

 

Mi scaglio con il fare di chi ha la certezza dalla propria parte contro nuovi simboli, tanto di moda quanto grezzamente animaleschi.

L’orecchino, il piercing, il tatuaggio.

Cosa spinge la gente a deturpare il proprio corpo in tal maniera? E’ solo la consuetudine ad incoraggiare sempre più persone a forare nei posti più impensabili la propria carne? Perché devastare la propria pelle con dell’inchiostro è, da alcuni, ritenuto affascinante?

E ancora.

Perché critico questi “riti”? Il loro essere così brutali e selvaggi basta per ghettizzare un ipotetico tatuato o un “amante  del ferro”?

E’ assolutamente necessario, prima di continuare, distinguere tra norma ed eccesso. Ovviamente le parole accesamente critiche che ho mosso e che muoverò si rivolgono esclusivamente all’esagerazione, all’eccedenza e alla forzatura. Ditemi voi come potrei esprimere frasi negative riguardo un qualcosa di sobrio, piccolo e magari anche elegantemente fine.

Ma andiamo con ordine, in maniera tale che il senso delle mie parole non venga frainteso.

L’orecchino. Se piccolo, al posto giusto e non particolarmente appariscente risulta addirittura gradevole. Quando invece parliamo di pezzi di ferro deformi, pacchianamente sovradimensionati e accompagnati da pendenti di vario genere ovviamente, non c’è il bisogno di dirlo, tutto assume un che di triste e clownesco. Senza contare coloro i quali riempiono ogni centimetro quadrato di cartilagine di orecchio con ammennicoli di vario genere, cosa che definire di dubbio gusto appare riduttivo.

Piercing. Si dice che il mondo è bello perché è vario, perché le persone sono diverse e hanno tutte gusti diversi. A prescindere che sulla bellezza della diversità ogni cosa è da dimostrare, penso che quando si parla di certi discorsi la verità risulta invero scontata. Oggettività e soggettività si avvicinano fino a sfiorarsi. Non si può negare l’innegabile, guardare l’inguardabile o apprezzare il “brutto”. Uno sguardo o un ombelico. Un orecchio o un sopracciglio. Una lingua o un naso. Fino ad arrivare all’impensabile e all’indicibile. Un pezzo di ferro, che può avere forme diverse o essere accompagnato da fondi di bottiglia, rimane sempre un pezzo di ferro. Mi stupisco quando guardo esili e delicati visi femminili deturpati da un bullone che sporge da sopra un occhio. Inorridisco al solo pensiero del dolore subito e del sangue versato per fregiarsi di un simile fronzolo metallico.

Tatuaggio. Concludo questa carrellata di obbrobriosità parlandovi d’un qualcosa che teoricamente potrebbe essere difendibile, anche se la realtà appare tristemente diversa. Un piccolo disegno, magari posizionato in una parte nascosta del corpo potrebbe avere un senso, ricordare un evento. Un serie di “affreschi” che ricoprono spalle, petti, braccia, schiene ovviamente sono solo il frutto di pazzie o di qualche particolare perversione. Ma la cosa che mi fa rabbrividire è l’eternità del gesto, il fatto che nell’istante in cui con ago e inchiostro la pelle viene incisa ogni cosa rimarrà immodificata per sempre. Tutto questo mi spaventa. Senza contare il fatto che la pelle tirata e lucida di chi ha nelle vene la giovinezza ha caratteristiche differenti da quella d’un settantenne, sgualcita dal tempo che inevitabilmente passa, che non guarda in faccia una macchietta deforme di inchiostro che in un lontano passato aveva un senso.

Vorrei ora illustrarvi anche la differenza che intercorre tra persona e persona. L’uomo ha maggiore libertà di scelta, eccezion fatta per i piercing, che rimangono in qualsiasi caso un’oscenità e gli orecchini, ovviamente peculiarità femminile. Per quanto riguarda i tatuaggi, risulta naturale per chi scrive dirvi che per una donna equivale a deturparsi. Se la cosiddetta emancipazione femminile passa anche attraverso il voler assomigliare in tutto e per tutto all’uomo, ebbene miei cari, mi domando perché Dio ci ha creati in partenza così diversi.

Una considerazione per terminare degnamente questo scritto.

Ho la malinconica impressione che molta gente nel seguire mode temporanee e fugaci non guarda oltre il proprio naso. Son certo che chi si fa trascinare da simili vizi non coglie il senso dell’importanza del tempo che passa. Vedo intorno a me quanto un abbaglio estivo per molte persone sia diventato un’ombra che le accompagnerà per tutta la vita.

Dall’ inevitabile non possiamo fuggire. Perché oggi si tende invece a rincorrere l’evitabile?


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