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OASIS

BEATLES

VERVE

COLDPLAY

...


  SOUNDS




                     OASIS         

-LA STORIA della MUSICA-


La musica degli oasis è stata sicuramente influenzata dalla vita dei loro due leader, ovvero Liam Gallagher (prima voce solista, raro scrittore di testi, cembalista e pianista) e Noel Gallagher (backing vocal, prima voce sporadicamente, compositore di quasi tutti i testi, chitarrista, bassista e batterista), che non può certo essere definita “facile”; almeno per quanto riguarda la loro adolescenza. Nati in un sobborgo di Manchester, i due fratellini furono  più volte maltrattati dal padre, che picchiava anche la madre periodicamente, questo scaturì due reazioni diverse nei due fratelli: Liam si estraniò da i problemi, mentre Noel (che già in tempi meno sospetti faceva denotare la sua irruenza) più volte affrontò il padre, una volta dopo l’ennesima violenza che la madre subì, Noel lo fece “volare” dalle scale riducendolo  all’ospedale; “da quel giorno non lo considerai più mio padre” disse una volta ad un’intervista. La loro vita ,con l’assenza del padre, migliorò e così si affacciarono al mondo della musica , ma per due vie diverse: Noel (che i suoi miti erano : i Sex Pistol, gli Stone Roses e ovviamente i BEATLES); era il roadie degli Inspiral Carpets, ma già “strimpellava” con la sua prima chitarra regalatale dalla madre, mentre Liam era da poco entrato nei RAIN (che fu praticamente il “prototipo” del gruppo, che sarà poi chiamato OASIS). All’interno dei RAIN vi erano PAUL ARTHUS (Bonehead), TONY MC CARROLL e PAUL MC GUIGAN (Guigsy), Liam cambiò il nome al gruppo e scrisse i primi testi. A questo punto subentrò Noel che volle sentire per pura curiosità il gruppo del fratello e lo definì “Una merda” (parole testuali) e decise di far parte del “progetto OASIS”, ma volle solo lui il controllo: “Solo così potevamo diventare la migliore band del mondo”, una volta dichiarò “l’umile” Noel , ma poi i fatti gli diedero ragione. Siamo intorno al 19911992 e Noel comincia a scrivere alcune canzoni (See the sun, Color my life, Better let you know, Life In Vain tra le tante) e il gruppo continua il suo periodo di “evoluzione”. Nel 1992 due date sono sicuramente da ricordare: 15 gennaio giorno del loro primo concerto al Boardwalk, e 12 giugno giorno in cui un quotidiano di Manchester gli dedica un articolo, ma fin  qui  rimangono   nell’anonimato . Il 1993  invece  a  l’anno  della svolta, precisamente il 31 maggio gli

                             

OASIS si esibiscono in una competition per gruppi emergenti alla quale assiste il direttore della CREATION RECORD, che diventa così la prima casa discografica del gruppo. Il 23 ottobre arriva la firma del contratto per 6 album: “Gli feci credere di avere già scritto una sessantina di canzoni, mentre in realtà ne avevo più o meno 10, e loro abboccarono” così dichiarò Noel quando a distanza di anni gli chiesero del primo contratto, adesso mancava un solo passo per portarli alla gloria, ovvero l’incisione del primo album. Primo album che viene preceduto dal successo del primo singolo SUPERSONIC, così a giugno dello stesso anno (siamo nel 1994) esce “DEFINITELY MAYBE” che arriva subito al primo posto nella classifica di vendite in poco tempo. Con il successo le liti fra i fratelli Gallagher aumentano (non che non ve ne fossero già prima) e a farne le spese è TONY MC CARROLL che viene  sostituito da ALAN WHITE. La band intanto comincia a lavorare per il nuovo album, che nel 1995 esce con il nome di “(WHAT’S THE STORY) MORNING GLORY”, è il periodo in cui gli OASIS si “affrontano” con i blur tramite i media; a livello di polemiche le due band si giocano il primato ad armi pari, ma musicalmente parlando è tutta un’altra storia: 14 milioni di copie vendute (l’album più venduto al mondo di tutti i tempi) grazie anche allo straordinario successo di WONDERWALL ne conseguono numerose ed estenuanti tournee, tanto da far prendere un anno di pausa al gruppo. A distanza di un anno, ovvero nell’agosto del 1997, esce “BE HERE NOW” terzo lavoro della band che riscuote un ottimo successo,ma anche molte critiche, perfino lo stesso Noel lo definì monotono  anche se poi lo rivaluterà in futuro. Nel novembre del 1998 esce una raccolta di b-sides dal nome “THE MASTERPLAN” che però vende poco, la situazione viene aggravata dall’allontanamento dal gruppo di GUIGSY e BONEHEAD poiché non riescono più a sopportare la vita da rock star. Gli OASIS si trovano di fronte ad un bivio: abbandonare il sogno di diventare la rock band più grande e più longeva di tutti i tempi, o proseguire e seguire ciò che in questo periodo sembra un’utopia?! Scelgono la seconda via, quella più tortuosa, così si aggiungono due nuovi componenti alla band: GEM ARCHER (chitarrista) e ANDY BELL (bassista). Esce così il quinto album “STANDING ON THE SHOULDER OF GIANTS” una frase che pronunciò Newton e che si trova scritta nei penny inglesi (“seduti sulle spalle dei giganti”) indica la forza di continuare del gruppo, l’album è un ottimo lavoro ma vende poco. Gli Oasis fanno un tournee lunghissima che li porta anche in Italia, la dove però manca Noel a causa dell’ennesimo litigio con Liam, il fratellone più grande abbandona la band per un paio di mesi, ma ritornerà al suo posto per pubblicare un album live a distanza di quasi 10 anni dalla creazione del gruppo, l’album prende il nome di “FAMILIAR TO MILLIONS”, il miglior album live di tutti i tempi a detta della critica. Il gruppo intanto comincia a idealizzare il nuovo album, uscirà un anno dopo con il nome di "HEATHEN CHEMISTRY" (Noel lesse questa frase su di una maglietta mentre stava facendo un reportage fotografico).L'album conferma tutte le premesse e speranze dei fan: un capolavoro del rock, molto diverso dal più leggero brit-pop. HC vende milioni di copie in tutto il mondo e quasi in tutta europa si piazza primo in classifica. Adesso a distanza di un anno dall'ultima uscita, il gruppo tra vari litigi, separazioni rischiate e mai avvenute, concerti e improvvisazioni, si prepara per un nuovo album (uscita fine 2004 inizi 2005), sono già state scritte ben 13 canzoni: 5 di Noel, 6 di Liam e 2 di Gem Archer. Staremo a vedere cosa ci regalereranno gli Oasis, la miglior formazione contemporanea.


  THE  BEATLES  


- Dal Merseybeat alla leggenda -

Partiti dalla "gavetta" amburghese, esplosi a Liverpool in piena epopea Merseybeat, i Beatles sono stati la prima band a dare dignità artistica al pop, aprendo le porte alla British Invasion e a un successo immenso, che si è protratto fino ad oggi. Le loro canzoni rappresentano un modello per una moltitudine di band.

I Beatles sono la più famosa rock band di tutti i tempi. La portata della loro vicenda travalica i confini strettamente musicali, condizionando mode, costumi e comportamenti non solo degli anni '60: la loro influenza si estende anche nei decenni a seguire, se si considera che a tutt'oggi la loro esperienza costituisce un modello imprescindibile e insuperato per intere generazioni di musicisti. Nell'arco di una carriera discografica relativamente breve (7 anni, dal 1963 al 1970), i quattro Fab Four incidono moltissimo materiale, grazie alla creatività debordante della coppia di autori Lennon-McCartney, autori, tra l'altro, anche di uno dei primi singoli dei loro futuri rivali Rolling Stones ("I Wanna Be Your Man"). Partendo da una forma primordiale di rock’n’roll ispirato al blues e al rhythm&blues, The Beatles plasmano l'evoluzione stessa del rock, sviluppando uno stile eclettico e viscerale, e portandolo, per la prima volta, a livello di fenomeno di massa.

Nella Liverpool di metà anni '50 il chitarrista teenager John Winston Lennon (1940, Liverpool, Gran Bretagna - 1980, New York City, Stati Uniti) forma nel liceo locale i Quarry Men, il suo primo gruppetto di rock&roll. Intorno alla metà del 1957 si aggiunge un altro chitarrista, James "Paul" McCartney (1942, Liverpool, Gran Bretagna) e, poco dopo, arriva anche George Harrison (1943, Liverpool, Gran Bretagna), un terzo chitarrista amico di McCartney. Il gruppo arriva ad essere anche un quintetto, ma alla fine dei '60 la formazione si riduce nuovamente al trio Lennon, McCartney e Harrison (nel 1959 partecipano a una trasmissione televisiva con il nome Johnny & The Moondogs).

Con gli ingressi del bassista Stuart Sutcliffe (nome d'arte di Stuart Fergusson Victor Sutcliffe, 1940, Edimburgo, Scozia - 1962, Amburgo, Germania), compagno di college di Lennon, e del batterista Pete Best (1941, Madras, India) nell'estate 1960 il gruppo (ora ridenominato Silver Beatles) trova un ingaggio di alcuni mesi in Germania, nei club del quartiere a luci rosse di Amburgo. L'esperienza si rivela massacrante (concerti estenuanti e condizioni di vita misere), ma contribuisce ad affinare l'affiatamento del gruppo. Potendo contare sul supporto vocale di tutti e tre i chitarristi e su un repertorio composto da brani di Buddy Holly, Ray Charles, Fats Domino e vari standard ballabili dell'epoca, i Beatles (questo il nome definitivo) si fanno apprezzare in energiche performance amburghesi.

Tornati a Liverpool nel 1961, si costruiscono un consistente seguito locale grazie a una serie di esibizioni nel Merseyside (in quel periodo rigoglioso di gruppi beat), in particolare presso il Cavern Club. Dopo l'abbandono di Sutcliffe per motivi di studio nel 1961 (l'anno dopo, il 10 aprile morirà improvvisamente per una emorragia cerebrale) McCartney passa al basso e il gruppo torna ad Amburgo, dove diventa la backing band fissa di Tony Sheridan, un cantante di punta della scena beat, con il quale incide "My Bonnie" (lato B: "The Saints"), un 45 giri a nome Tony Sheridan and the Beat Boys che riscuote un modesto successo solo nelle classifiche locali tedesche.

Verso la fine del 1961 la grande popolarità raggiunta dai Beatles nell'area di Liverpool spinge il gestore di un negozio di dischi Brian Epstein (1934, Liverpool, Gran Bretagna - 1967, Londra, Gran Bretagna) a diventarne il manager e procurare loro un infruttuoso provino per l'etichetta discografica Decca. La perseveranza di Epstein permette di ottenere un'ulteriore audizione alla Parlophone, dove il produttore e arrangiatore George Martin (1926, Londra, Gran Bretagna) decide di metterli sotto contratto, suggerendo un cambio di batterista. Scaricato Pete Best e arruolato Ringo Starr (nome d'arte di Richard Starkey, 1940, Liverpool, Gran Bretagna), proveniente da un'altra popolare band del Merseybeat di nome Rory Storme And The Hurricanes, l'11 settembre 1962 The Beatles pubblicano il loro primo 45 giri "Love Me Do" (lato B: "P.S. I Love You"). Entrambi i brani sono a firma Lennon-McCartney e inaugurano quella partnership prolifica e ispirata che darà alla luce la maggior parte delle composizioni del gruppo.

Nonostante il successo locale del singolo, è solo con il successivo "Please Please Me" che i Beatles schizzano in testa alla hit parade inglese agli inizi del 1963: il brano li impone come i nuovi fenomeni della musica giovanile, grazie alla melodia orecchiabile, alle chitarre incisive e alle armonie vocali accattivanti. Anche il successivo "From Me To You" ha le stesse caratteristiche, bissando il successo di classifica e spianando la strada al primo album Please Please Me (pubblicato il 22 marzo 1963), registrato l'11 febbraio 1963 in una sessione di appena 10 ore e destinato a rimanere al primo posto della chart inglese per ben 30 settimane.

Sia i successivi singoli "She Loves You" e "I Want To Hold Your Hand", sia il secondo Lp With The Beatles (pubblicato il 22 novembre 1963) contribuiscono, già in quell'anno, a imporre i Beatles come il più importante gruppo di rock&roll mai apparso nel Regno Unito e a gettare le prime basi della cosiddetta "Beatlemania", in virtù dei veri e propri fenomeni di isteria collettiva che divampano a ogni apparizione del quartetto e alla pubblicazione di ogni loro nuovo disco. Alla base di tale successo c'è la capacità del gruppo di riappropriarsi in modo assolutamente originale dei migliori elementi del pop e del rock, sia attraverso la rivisitazione del genuino rock and roll di Elvis Presley, Buddy Holly, Chuck Berry, Little Richard, sia con la forza dirompente delle canzoni a firma Lennon-McCartney.

Inizialmente l'etichetta Capitol si rifiuta di distribuire i dischi dei Beatles negli Stati Uniti, ma il tentativo effettuato con la pubblicazione del singolo "I Want To Hold Your Hand" (subito schizzato in testa alle hit parade) e l'apparizione televisiva del quartetto all'Ed Sullivan Show avvenuta il 9 e 16 febbraio 1964 si rivelano un successo clamoroso, lanciando irresistibilmente la Beatlemania e il fenomeno della cosiddetta British Invasion anche negli Stati Uniti, con effetti perfino più esaltanti di quelli registrati in patria. Nella classifica di Billboard del 31 marzo 1964 sono presenti 4 brani dei Beatles nei primi 5 posti e ben altri 7 nella Top 100. Tra il 1964 e il 1965 i Beatles sono impegnati in estenuanti tournée che raccolgono entusiastiche folle di spettatori (nella maggior parte dei concerti le urla del pubblico sono talmente assordanti da coprire totalmente il suono degli strumenti proveniente dagli amplificatori), registrano singoli di strepitoso successo e realizzano addirittura un paio di opere cinematografiche come protagonisti ("A Hard Day's Night" e "Help!", entrambe dirette da Richard Lester).

La loro popolarità è ormai enorme e le pellicole fungono da straordinari veicoli promozionali per gli omonimi album A Hard Day's Night (10 luglio 1964) e Help! (6 agosto 1965), nonché dei nuovi hit "And I Love Her", "A Hard Day's Night", "Can't Buy Me Love", "Things We Said Today", "Help!", "Ticket To Ride" e la stupenda "Yesterday". Sono film che rappresentano una sorta di spaccato giovanile dell'epoca e le colonne sonore impongono definitivamente Lennon-McCartney come autori (in quel periodo raramente le composizioni sono elaborate a 4 mani: per contratto e per reciproca intesa, le canzoni composte singolarmente dai due artisti vengono in seguito firmate dal duo).

Tra un impegno e l'altro, il gruppo trova anche il tempo di assemblare Beatles For Sale (4 dicembre 1964), album ritenuto meno brillante dei precedenti, ma comunque un successo (e un ritorno alla formula dei primi 2 album: 8 brani originali e 6 cover).

Il 1965 è un anno cruciale: se da un lato il film "Help!" denota una leggerezza al limite della stupidità, dall'altro canzoni come "Yesterday", la stessa "Help!", "Ticket To Ride" e il singolo "I Feel Fine" (lato B: "She's A Woman") denotano la volontà del gruppo di far evolvere il proprio sound verso territori musicalmente più complessi e con testi di maggior spessore. Esaltanti concerti in tutto il mondo (Italia compresa, come dimostra, per esempio, l'esibizione del 27 giugno 1965 al Teatro Adriano di Roma) accompagnano il trionfo dei "Fab Four" (il 15 agosto 1965 suonano allo Shea Stadium di New York davanti a 55.600 fan scatenati: per l'epoca, una folla da record). Nel giugno dello stesso anno vengono perfino ricevuti a Buckingham Palace e insigniti dalla regina Elisabetta dell'Mbe (Member of the Order of the British Empire), l'alta onorificenza britannica che vale loro il prestigioso titolo di baronetti. Come ogni vicenda legata ai Beatles, l'episodio, amplificato a dismisura dai media, suscita scalpore, scatenando polemiche e discussioni (alcuni anziani membri dell'Mbe restituiscono le loro medaglie in segno di protesta).

Una volta battuti tutti i record commerciali e di popolarità, i Beatles decidono di continuare la propria sfida sul piano prettamente artistico: le nuove direzioni musicali e poetiche sono evidenti già alla fine del 1965 quando escono in contemporanea l'album Rubber Soul (3 dicembre 1965), considerato uno dei dischi più importanti della musica rock, e il singolo "Day Tripper" (lato B: "We Can Work It Out"), due brani non inclusi nell'Lp. L'album è il primo concepito come tale (e non come raccolta di singoli di successo), le canzoni si arricchiscono di testi più introspettivi ("Nowhere Man") e talora più incisivi ("Drive My Car"), la musica si apre a nuove influenze (l'uso del sitar in "Norwegian Wood") e il quartetto inizia a utilizzare le nuove tecnologie di incisione multitraccia, sperimentando sonorità inedite e intrecci chitarristici inusuali.

Il percorso evolutivo continua con il successivo 45 giri "Paperback Writer" (lato B: "Rain") dell'aprile 1966, con cui i Beatles abbandonano i temi romantici a favore di parole e suoni tratti dall'immaginario psichedelico. Con la musica, cambia anche il loro aspetto: le divise e l'ordinata pettinatura "a caschetto" degli esordi spariscono lasciando spazio a barbe incolte e lunghe chiome, vestiti sgargianti e atteggiamenti eccentrici, che in breve attirano le critiche dei benpensanti. In questo periodo le sostanze psichedeliche alimentano la già fertile immaginazione del gruppo che ora può contare anche sull'apporto compositivo di George Harrison.

Revolver (5 agosto 1966) è un album vario e articolato che fa registrare i nuovi traguardi raggiunti in studio: "Tomorrow Never Knows" regala sonorità rivoluzionarie (ottenute ascoltando nastri riprodotti al contrario), "Eleanor Rigby" è eseguita con un quartetto d'archi, "Got To Get You Into My Life" gioca sapientemente con il rhythm’n’blues, "Love To You" rispecchia le passioni orientaleggianti di Harrison, "I'm Only Sleeping" le inquietudini di Lennon e "Here, There And Everywhere" la miglior vena melodica di McCartney. Anche Ringo Starr ha il suo momento di gloria alla voce solista (ma non è la prima volta) con la filastrocca per bambini "Yellow Submarine", appositamente confezionata per lui da Lennon-McCartney.

Nell'estate del 1966, una frase pronunciata da John Lennon durante una conferenza stampa ("Siamo più famosi di Gesù Cristo") suscita un vespaio di polemiche specialmente negli Stati Uniti dove, in risposta all'avventata affermazione, si organizzano manifestazioni anti-Beatles (con tanto di rogo dei loro dischi) in concomitanza con la movimentata tournée della formazione. La frenetica attività live si chiude definitivamente al Candlestick Park di San Francisco (29 agosto 1966) dove i Beatles, ormai non più disposti a suonare in assordanti arene gremite di fan impazziti, si esibiscono per l'ultima volta davanti a un pubblico pagante. La scelta è quella di dedicarsi con maggior impegno e concentrazione al lavoro in studio, anche se per i restanti mesi del 1966 i quattro musicisti si prendono una pausa (la prima in quasi 7 anni), durante la quale ognuno si dedica a progetti personali e alla scrittura di nuovo materiale. L'apparizione del singolo "Penny Lane" (lato B: "Strawberry Fields Forever") nel febbraio 1967 mostra l'ingresso in grande stile nei territori del rock psichedelico attraverso l'impiego di sofisticati arrangiamenti orchestrali e del mellotron: i testi si arricchiscono di riferimenti reali e citazioni nonsense, ma le melodie mantengono il loro innato appeal presso il grande pubblico, ben disposto ad accogliere con immutato entusiasmo la nuova svolta dei propri beniamini.

È comunque con l'uscita dell'epocale Sgt. Pepper's Lonely Heart's Club Band (1 giugno 1967) che i Beatles sigillano "l'estate dell'amore" con l'opera definitiva dell'era psichedelica. Il disco è destinato a diventare un simbolo: dalla coloratissima copertina alla musica, dai testi visionari agli ambigui riferimenti (più o meno volontari) alla nuova cultura giovanile (in molti leggono un invito all'Lsd nelle iniziali di "Lucy In The Sky With Diamonds" e le presunte allusioni alla droga vengono rinforzate dall'ambiguità di un'espressione come "Fixing A Hole"). Sgt. Pepper's Lonely Heart's Club Band è un concept album che si snoda senza soluzione di continuità dalla bizzarra fiction della "Banda dei cuori solitari" (e di "Being For Benefit Of Mr. Kite") all'incredibile crescendo orchestrale che chiude la magnifica "A Day In The Life". Indimenticabile ogni episodio di questo LP, in cui convivono tentazioni indiane ("Within You Without You"), durezze chitarristiche (la title track che si stempera nella solare "With A Little Help From My Friends" cantata da Ringo Starr), melodie malinconiche ("She's Leaving Home") e ardite architetture pop ("Lovely Rita", "Good Morning"), condite con soluzioni elettroniche d'avanguardia. Quello che la critica dell'epoca definisce un patchwork, la cui unitarietà viene restituita concettualmente solo da un impiego brillante delle sovraincisioni e dai testi fiabeschi, rimane tutt'oggi un magnifico, caleidoscopico manifesto di rock psichedelico, il più grande trionfo della musica pop e il passo definitivo di questa verso la conquista dello stato di arte a tutti gli effetti.

Forse anche per sfuggire al clamore suscitato dalla pubblicazione di tale disco, i Beatles si recano in India presso il guru Maharishi Mahesh Yogi (divenuto per una breve stagione il loro "padre spirituale"), con il quale praticano meditazione e si dedicano a una tranquilla vita in armonia. A Londra, il 27 agosto 1967 muore (per overdose di tranquillanti) il manager Brian Epstein, figura fondamentale per l'equilibrio interno del gruppo, nonché amico intimo dei quattro e co-artefice delle scelte strategiche responsabili del successo mondiale della band.

Da questo momento in poi, la stabilità del gruppo diventa sempre più precaria: il film-Tv "Magical Mystery Tour" (una sorta di lungo videoclip prodotto e girato da loro stessi) viene aspramente affossato dalla critica quando appare (il 26 dicembre 1967) sugli schermi della Bbc. Sul mercato americano viene anche pubblicato, il 27 novembre 1967, l'omonimo album-colonna sonora contenente, tra gli altri, il singolo "Hello, Goodbye" (lato B: "I Am The Walrus") e la struggente ballata "Fool On The Hill". Quando appaiono in mondovisione (nel programma Our World) per eseguire in prima assoluta il loro inno hippie "All You Need Is Love" sono i verosimili portavoce di una generazione: con il 1968 alle porte, il gruppo sembra perdere la propria proverbiale granitica coesione.

Il monumentale doppio album The Beatles (22 novembre 1968, noto anche come The White Album) non fa che rafforzare ulteriormente questa sensazione: Lennon appare come il rocker più sarcastico, McCartney l'anima più romantica, Harrison il mistico menestrello e Starr la macchietta naïf. Il bianco dell'austera copertina del disco fa da contraltare non solo al multiforme cromatismo del suo predecessore, ma anche alla gran varietà di idee e all'eclettismo di stili che emergono dalle 30 canzoni dell'album. Il disco segna anche il ritorno verso un rock chitarristico, ora visceralmente elettrico ("Helter Skelter", "Back In The U.S.S.R."), ora più acustico e bucolico ("Piggies", "Julia", la splendida "Blackbird"), ma sono anche riconoscibili profonde venature di blues ("Yer Blues") e di folk ("Rocky Raccoon"), piccoli adorabili quadretti fuori dal tempo ("Good Night", "Mother Nature' Son"), innocue filastrocche nonsense ("Ob-La-Di, Ob-La-Da") e, come sempre, la straordinaria capacità di partorire canzoni memorabili del calibro di "While My Guitar Gently Weeps" (il capolavoro di Harrison), "I'm So Tired", "Happiness Is A Warm Gun" e "Dear Prudence" (reinterpretata poi in chiave dark da Siouxsie and The Banshees, così come "Helter Skelter").

Appare tuttavia evidente che l'album non si ciba degli umori di un gruppo unito, bensì di quelli dei suoi singoli componenti: la maggior parte delle canzoni sono messe a punto autonomamente dai quattro artisti e ognuno di essi impiega i compagni come session men. A distanza di anni, si verrà anche a sapere che Starr abbandonò addirittura il gruppo per un paio di settimane durante la lavorazione perché si sentiva "inutile". Le forze centrifughe (tra cui vanno annoverate anche il matrimonio di McCartney con la fotografa Linda Eastman e l'unione di Lennon con l'artista d'avanguardia giapponese Yoko Ono) allontanano progressivamente i quattro musicisti e sono destinate ad aumentare sensibilmente con la costituzione della Apple Corps Ltd., una società creata nel gennaio 1968 per soddisfare utopisticamente le esigenze più disparate (dischi, abbigliamento, editoria) e naufragata in breve tempo in un disastro organizzativo e finanziario. Per una ramificazione importante della società, quella creata per agire in campo discografico e denominata Apple Records, incidono anche James Taylor, Mary Hopkins e Badfinger. Nonostante ciò, la musica del quartetto viaggia ancora su livelli qualitativi eccellenti e riprova ne è lo strepitoso singolo (pubblicato nell'agosto 1968) contenente "Hey Jude", a firma McCartney e, sul lato B, "Revolution", potente "inno" di Lennon: il 45 giri vende 6 milioni di copie in poco più di 4 mesi e diventa il singolo più popolare della formazione.

Ma quando il gruppo si ritrova all'inizio del 1969 per incidere un nuovo album, le condizioni non paiono delle migliori: McCartney insiste affinché i Beatles suonino nuovamente dal vivo e convince gli altri della necessità di un "ritorno alle radici" attraverso la realizzazione di un album in studio "in presa diretta". Harrison porta con sé il tastierista Billy Preston per arricchire gli arrangiamenti e alleviare la tensione, ma le sedute non sono particolarmente fruttuose sia per le continue scaramucce tra i quattro, sia per la poco conciliante presenza delle macchine da presa ingaggiate per immortalare l'evento. Il 30 gennaio 1969 il gruppo piazza gli strumenti sul tetto della sede della Apple a Londra e tiene un concerto estemporaneo solo per le telecamere. L'esibizione viene interrotta dalla polizia perché il traffico sottostante va completamente in tilt. È l'ultima esibizione del gruppo.

Non soddisfatti dei risultati di queste incisioni (che l'anno seguente saranno affidate al produttore Phil Spector e dalle quali verranno tratti l'album Let It Be, pubblicato l'8 maggio 1970, e l'omonimo film diretto da Michael Lindsay-Hogg), nell'aprile 1969 i Beatles estraggono da quelle sedute anche il singolo "Get Back" (lato B: "Don't Let Me Down").

Nel frattempo, il 13 gennaio 1969, esce anche la colonna sonora di "Yellow Submarine", un variopinto film d'animazione (diretto da Dick Emery e George Dunning, su disegni dell'artista tedesco Heinz Edelmann), basato su alcune canzoni del gruppo (4 delle quali inedite) di stampo psichedelico.

Mentre si accende una furiosa disputa tra McCartney e gli altri tre musicisti per l'assunzione di Lee Eastman (suo suocero) in veste di manager (la spunta, invece, Allan Klein, voluto da Lennon), i quattro sono sempre più lontani: John Lennon è particolarmente attivo e allestisce la Plastic Ono Band, con la quale esprime radicali prese di posizioni pacifiste (celebri i suoi provocatori "bed-in" con Yoko) arrivando anche a pubblicare per primo del materiale discografico al di fuori del gruppo (tra cui il celebre singolo "Give Peace A Chance", del maggio 1968).

Nell'estate 1969, un ultimo impulsivo desiderio di congedarsi con un'opera degna della loro fama è forse la molla che fa ritornare i quattro in studio con il produttore George Martin per approntare Abbey Road (26 settembre 1969), forse l'album più unitario e omogeneo della loro carriera (sicuramente quello di maggior successo commerciale), fortemente caratterizzato dalla ricercatezza di arrangiamenti strumentali e vocali. La piena maturità compositiva raggiunta da Harrison è testimoniata da "Something" e "Here Comes The Sun", i due brani di maggior successo. Sono presenti anche l'immortale inno pacifista "Come Together", l'abrasiva ripetitività di "I Want You (She's So Heavy)" e il lungo collage che si dipana sul secondo lato dell'album, cucendo diversi motivi le cui idee originarie erano state abbozzate già ai tempi del White Album ("Mean Mr. Mustard", "Polythene Pam"). La chiusura non lascia adito a dubbi: è davvero "The End".

Quando il 10 aprile 1970 McCartney annuncia di aver lasciato i Beatles, il gruppo in realtà non esiste più da diversi mesi. Tuttavia la notizia ha un effetto-shock sull'opinione pubblica, ancora largamente ignara delle frizioni interne che ormai da numerosi mesi minano la stabilità della band: quando esce il già citato Let It Be (8 maggio 1970), gli ex membri dei Beatles già si stanno combattendo a colpi di ingiunzioni legali. L'album è assemblato con i resti delle sedute del gennaio 1969 e viene fortemente "modellato" (in maniera maldestra, secondo McCartney, soprattutto a giudicare dalle massicce sovraincisioni apportate ai suoi capolavori "Let It Be" e "The Long And Winding Road") da Phil Spector. Le battaglie legali, le fortunate (anche se non sempre convincenti) rispettive carriere soliste e le mutate condizioni dei rapporti personali (specie tra Lennon e McCartney) fanno naufragare la tanto favoleggiata riunione dei "Fab Four" per tutto il decennio successivo, anche se il successo di vendita delle due doppie antologie "rossa" e "blu" (The Beatles 1963-'66 e The Beatles 1967-'70, pubblicate il 2 aprile 1973) dimostra che, insieme, potrebbero ancora monopolizzare le classifiche di vendite più di quanto riescano a fare da solisti.

Ogni speranza di rivedere riuniti i Beatles svanisce definitivamente l'8 dicembre 1980, quando John Lennon viene assassinato a New York da un fan psicopatico.

Il 7 marzo 1988 la Emi pubblica in due cd (Past Masters Volume One & Two) le numerose canzoni apparse solo su 45 giri, e fino alla metà degli anni '90 le tracce inedite più interessanti si trovano esclusivamente su dischi clandestini (detti bootleg) di scarsa qualità tecnica. Occorre attendere oltre due decenni perché le questioni legali della Apple vengano appianate e McCartney, Harrison, Starr e la vedova di Lennon Yoko Ono trovino un accordo per sfruttare il cospicuo materiale inedito custodito negli archivi: nel 1994 viene pubblicato il doppio cd Live At The BBC con materiale tratto da trasmissioni radiofoniche del periodo 1963-1965, mentre tra il 1995 e il 1996 esce l'opera completa Anthology (tre doppi cd), mirabile operazione archivistica che finalmente offre gemme per troppi anni rimaste nascoste al pubblico. Rientra nell'operazione anche la registrazione di due nuovi brani ("Free As A Bird" e "Real Love") rielaborati dai tre superstiti (con l'aiuto di Jeff Lynne) partendo da vecchi provini casalinghi di Lennon incisi alla fine degli anni Settanta. Il progetto diventa anche uno splendido film-documentario della durata complessiva di circa 10 ore (pubblicato in 8 videocassette) la cui versione ridotta (trasmessa da tutte le televisioni del mondo) riaccende nuovamente la Beatlemania.

Risulta difficilmente calcolabile la quantità di dischi venduti dai "Fab Four" (il solo primo volume dell'Anthology realizza 12 milioni di copie a 25 anni dallo scioglimento del gruppo) e, soprattutto, è imponderabile l'intensità delle emozioni fornite dai loro pentagrammi. I Beatles hanno saputo rappresentare (e talora guidare) i sogni di un'epoca e, ancora oggi, la loro influenza sul mondo musicale è immensa.

Nel 2003 la Emi ha pubblicato Let It Be… Naked, la riedizione dell'ultimo album dei Beatles senza le parti orchestrali scritte da Phil Spector.

                                                                                                                                                           

 

 


 

 

  -THE  VERVE-     

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Il grande rimpianto del brit-pop

Durante i tempi d'oro del brit-pop furono prima un "oggetto misterioso", poi gli avversari più "temibili" di Oasis e Blur, grazie all'exploit mondiale di "Urban Hymns". Quindi, lo scioglimento e l'avvio della carriera solista del leader, Richard Ashcroft. La parabola della band di Wigan, Lancashire, tra successi e rimpianti.

 

 

La nostra retrovisione di quanto accadde ai Verve di Richard Ashcroft e Nick McCabe parte dal ricordo delle considerazioni di chi visse l'annata d'oro del gruppo, quella del 1997/98, all'indomani del non del tutto imprevisto scioglimento della band, che tanto clamore tuttavia suscitò nelle pagine di quelle stesse riviste inglesi che fino a qualche anno prima descrivevano con l'aggettivo "inconcludente" la musica del gruppo di Wigan, Lancashire.
Il video di "Sonnet", quarto singolo del fortunato, sotto tutti i punti di vista, Urban Hymns, era ancora in alta rotazione sui canali televisivi di tutta Europa, i Verve erano stati comunemente insigniti quali band dell'anno, e la sensazione era che ciò non fosse che il vero incipit di un percorso non più tortuoso che avrebbe portato il gruppo diritto verso la storia del rock britannico.
D'altronde, in una profetica - quanto superba all'epoca - dichiarazione del 1993, Richard Ashcroft, mente discussa del gruppo, annunciava: "La storia ha un posto anche per noi, magari impiegheremo tre album per entrarvi, ma alla fine saremo lì, nel posto che ci spetta". Non si può affermare che Richard non avesse le idee ben chiare sin dall'inizio su ciò che sarebbe stato del suo gruppo...

 

Accostati a numerosi fenomeni e sotto-fenomeni della musica inglese di quegli anni, i Verve esordiscono con il singolo "All In The Mind" nel Marzo del '92; la canzone fonde le strutture e le soluzioni degli Stone Roses con il rumore tipicamente shoegazer della chitarra di McCabe, fan non dichiarato di My Bloody Valentine e Jesus and Mary Chain. Il brano convince le riviste locali e la Hut Recordings che li ha messi sotto contratto, la quale prepara loro il terreno favorevole per l'album d'esordio, pubblicando altri due loro singoli, "She's A Superstar" e "Gravity Grave", che come "All In The Mind", raggiungono la vetta delle chart indipendenti inglesi. Il gruppo, composto anche dal bassista Simon Jones e dal batterista Peter Salisbury, comincia subito ad attirare attenzioni intorno a sé, anche a causa del comportamento arrogante che li contraddistingue già nelle prime esibizioni; Ashcroft e soci decidono deliberatamente di proporsi senza alcun preavviso in abito unplugged, non presentandosi ai soundcheck, o abbandonano improvvisamente il palco senza farvi ritorno se qualcosa non era di loro gradimento, o ancora devastando microfoni e altre apparecchiature di proprietà dei gestori dei piccoli festival cui erano chiamati a esibirsi.

 

Le buone recensioni ottenute dai tre singoli di lancio portano i Verve in sala di registrazione per incidere quello che sarà l'album d'esordio, A Storm In Heaven. Il disco non si avvale della presenza di nessuna di quelle tre canzoni, e ben otto dei dieci pezzi sono composti proprio "all'impronta", sotto l'effetto di sostanze allucinogene e alcol, componenti e temi essenziali in tutto l'arco della carriera del gruppo. Ne nasce un lavoro in cui a dominare sono le atmosfere sulfuree e cavernose, psichedeliche, seppur ancorate a schemi tipicamente pop, che si presenta come un unico blocco da inghiottire e assorbire col tempo. Alla strumentazione di base, la band aggiunge qua e là fiati e percussioni, come in "The Sun, The Sea", che uniti al grande lavoro di Nick McCabe alla chitarra, impongono alla base ritmica accelerazioni e divagazioni che la stampa inglese boccia come totalmente out of focus. Il basso di Jones crea un sottofondo misterioso in grado di amplificare la vena psichedelica delle liriche di Ashcroft: "Already There" e "Beautiful Mind" fungono da anestesia già nella prima parte del disco, il quale salvo qualche breve episodio - vedi il singolo "Blue" - propone per tutta la sua durata quest'atmosfera evocativa, lasciandoci come intrappolati all'interno di un sogno, che parte con l'iniziale "Star Sail". L'album è interessante nelle sue intenzioni, ma effettivamente sembra ancora un poco acerbo, e forse avrebbe avuto bisogno dell'inserimento nella scaletta di almeno un paio delle canzoni che lo precedettero.

 

Richard AshcroftLa band si imbarca in un tour americano in supporto ai Black Crowes dei fratelli Robinson, partecipando anche a qualche data del Lollapalooza, quando Peter Salisbury viene arrestato per aver distrutto una camera d'albergo di Kansas City in preda a un abuso di alcolici, e Richard, il giorno seguente, sviene poco prima dell'esibizione dei Verve per disidratamento dovuto ai postumi della nottata precedente. Il gruppo è richiamato in patria dove sono già state programmate delle date in compagnia degli allora sconosciuti Oasis, coi quali sanciscono una sorta di patto di non belligeranza per i giorni a seguire. Intanto, il nome del gruppo diventa The Verve, in seguito alle lamentele di un'etichetta jazz omonima degli Stati Uniti. E proprio in America viene pubblicato un Ep omonimo compilato con tracce prese dai retri dei singoli e qualche canzone ritenuta significativa dal disco d'esordio. Pochi mesi più tardi un altro Ep, No Come Down, contenente alcune b-side già comparse in vecchi singoli, dei mix alternativi e una traccia dal vivo, giunge nei negozi inglesi, ben presto dimenticato.

 

Nel novembre del 1994 i quattro membri del gruppo si ritrovano nei Loco Studios, in Galles, per registrare il secondo capitolo con il produttore Owen Morris, figura di rilievo nella scena brit-pop inglese, nonché produttore dei migliori lavori degli stessi Oasis, che nel frattempo godendo del successo di "Definitely Maybe", avevano invertito coi Verve il ruolo di band supporter.
Dalle registrazioni in Galles nasce A Northern Soul, un album che mantiene più di un legame con A Storm In Heaven, ma estende i confini territoriali del gruppo, strizzando inevitabilmente l'occhio anche alle produzioni brit-pop contemporanee, senza tuttavia dedicarvi il fondamento e la ragione del disco. A Northern Soul è carico delle atmosfere dense e robuste del suo predecessore, e talvolta sembra anche concedersi qualche divagazione di troppo, vedi il minutaggio eccessivo di diversi brani che sembrano davvero dilatarsi senza concludere nulla di significativo; ma, parallelamente alla vena psichedelica e stralunata cui Ashcroft e McCabe non sembrano voler rinunciare in favore di un songwriting più consono alla moda del momento, ecco accostarsi una piccola parentesi di brani melodici e in linea di massima "standard" per il periodo, in particolare i singoli "On Your Own", una discreta ballata acustica che si perde però in un banalissimo e inutile finale, e soprattutto l'epica "History", probabilmente uno dei migliori brani mai composti dal gruppo, che ricalca le soluzioni di Morris per l'arrangiamento del singolo natalizio degli Oasis di quell'anno, vale a dire "Whatever". Aggiungono spessore all'album il rock impetuoso delle due canzoni iniziali, "A New Decade" e "This Is Music", oltre al migliore episodio old-style del lotto, "Stormy Clouds". Ma, ancora una volta, i Verve sembrano non aver raggiunto il nocciolo, il core delle loro capacità, verosimilmente stressati e stanchi della vita piena di eccessi vissuta fino a quel momento.

L'album, carico di alte aspettative da parte di stampa e band stessa, si rivela un doloroso insuccesso per Ashcroft, che alza bandiera bianca pubblicamente, cadendo in un pericoloso esaurimento nervoso, mentre Nick McCabe, al termine di un concerto a Glasgow e in seguito a dissidi interni al gruppo, abbandona la band rinunciando al resto dei concerti e causando lo scioglimento dei Verve, che assistono impotenti al crollo dei loro sogni di gloria. Nei crediti di "(What's The Story) Morning Glory?", Noel Gallagher dedica all'incompreso "genio di Richard Ashcroft" una delle canzoni del nuovo album degli Oasis, "Cast No Shadow", e mentre il suo disco battaglia con "The Great Escape" dei Blur nelle classifiche inglesi di quei mesi, A Northern Soul sprofonda nel dimenticatoio in pochissimo tempo.


Quando tutto sembra perduto, Ashcroft recluta un vecchio amico, Simon Tong, a rimpiazzare il disertore McCabe, e richiama gli altri compagni della band per provarci di nuovo, stavolta con il produttore Youth negli studi Metropolis di Londra. Nick McCabe, sanata la rivalità per la leadership del gruppo, rientra alla base quando Richard ha già composto tutti i pezzi del nuovo lavoro. Il chitarrista impone una nuova fase di arrangiamenti per i brani di Ashcroft e la composizione di altri pezzi da includere nell'album, con un nuovo produttore, Chris Potter, e in un altro studio di registrazione di Londra, l'Olympic, dove vengono registrate circa venti canzoni per quello che sarà Urban Hymns, il disco capolavoro della band di Wigan.

L'album vede la luce nel 1997, all'ombra di "Be Here Now" degli Oasis, dell'omonimo dei Blur, e in un periodo in cui Prodigy e Radiohead raccolgono i maggiori consensi di critica e pubblico. Il video di "Bittersweet Symphony" coinvolge e disarma il pubblico di Mtv, che accorre nei negozi a comprare l'album dei Verve, non sapendo cosa stavano in realtà acquistando. Il brano in questione - va detto - contiene una irriconoscibile base presa in prestito da un vecchio pezzo dei Rolling Stones, che, venuti al corrente del misfatto, non rinunciano al 100% degli introiti di una canzone così fortunata. Ashcroft si vendica con il resto dell'album, che contiene gran parte delle migliori canzoni eseguite dal gruppo, fra cui spiccano la splendida ballata "The Drugs Don't Work", poi ripescata e resa patetica da Ben Harper, il wah-wah di "Weeping Willow", e l'altro fortunato singolo "Lucky Man". Ma è tutto l'album a convincere, sia nelle parti acustiche sia in quelle ormai di stampo tipicamente verviano, ovvero le psichedeliche "Catching the Butterfly" e "Velvet Morning".

 

La profezia di Ashcroft viene ricordata quando i Verve vengono eletti band dell'anno, spodestando gli amici-rivali Oasis da un ovvio, ma non meritato, primo gradino del podio. Sembra tutto filare per il verso giusto, quando altri dissapori fra la band e Ashcroft portano alla nuova dipartita di McCabe nel bel mezzo del tour americano.

 

Dopo mesi di speculazioni, la band dichiara di essersi ufficialmente sciolta, mentre Ashcroft registra le canzoni di quello che sarà il suo primo album solista, Alone With Everybody, accompagnato da una nuova band, fatta eccezione per la presenza del batterista Peter Salisbury, che sceglie di seguirlo in questa nuova avventura. Dei Verve non si saprà più nulla fino al novembre 2004, quando esce una raccolta, comprendente quattordici delle canzoni più significative del gruppo, inclusi i primi tre rari singoli e due outtake dalle sessioni di Urban Hymns, oltre a un dvd con tutti i video ufficiali della band.

 

Il percorso di Ashcroft solista riparte con la casa discografica Virgin, dalle fondamenta del successo dell'ultimo album dei Verve, senza però replicarne l'efficacia negli arrangiamenti e soprattutto nel songwriting, qui bisognoso come non mai di nuove idee e di una produzione meno regolare e fredda. Le orchestrazioni che avvolgono alcuni dei brani, ripescate direttamente da "History" e da "Bittersweet Symphony", riprendono in considerazione un pop sinfonico in cui l'eccesso melodico porta facilmente alla nausea da secondo ascolto, un po' come accade per alcune composizioni degli ultimi Rem. Vanno risparmiate una manciata di canzoni, tuttavia ripetitive e non trascendentali ("A Song For The Lovers", "Money To Burn" soprattutto), che evitano a Alone With Everybody la bocciatura completa.

 

Nel 2002 Ashcroft ci riprova con Human Conditions, un lavoro stavolta più ambizioso del precedente, in cui riecheggiano ancora una volta gli arrangiamenti orchestrali del pop di Byrds e Beach Boys, e di alcune composizioni dei Rolling Stones, ma che grazie a melodie più accattivanti in grado di resistere alla prova del tempo, riesce a convincere e deliziare. Sono soprattutto i singoli "Check The Meaning", "Buy It In Bottles", "Science Of Silence" a restare maggiormente impressi, oltre alla sinfonica "Nature Is The Law" in chiusura del disco, che vede anche la presenza di Brian Wilson dei Beach Boys, quasi a legittimare la direzione intrapresa da Ashcroft. Non accade più nulla di rilevante da segnalare, oltre all'ingresso nella formazione live dei Blur da parte di Simon Tong, in sostituzione di Graham Coxon per la tourneé di "Think Tank".

 

Non ci è dato di sapere se Ashcroft abbia rilanciato la scommessa dell'inizio della sua avventura solista, ma se dovessimo trovarci di fronte a un grandissimo terzo album, vorrebbe dire che quest'uomo, oltre ad avere il dono della premonizione, impiega mediamente un lustro prima di comporre un disco degno di nota. Una volta saputo, sapremo come comportarci di conseguenza.

 

 


    -COLDPLAY-    

Quella dei Coldplay è una storia di ambizione. La storia di quattro ragazzi che decisero di formare un gruppo non per diventare famosi o per sfornare fresche musichette per le pubblicità televisive, ma perché volevano scrivere belle canzoni e fare musica onestamente e con passione autentica.
"Il nostro era un modo per dire che un'alternativa c'è", afferma il cantante Chris Martin. "Si può essere orecchiabili senza essere artificiosi, piacere senza bisogno di essere pop e si possono dare delle emozioni anche senza pomposità. Normalmente suoniamo roba tranquilla, per cui è difficile dare l'impressione che siamo dei rivoluzionari, ma il nostro intento era di contrapporci alla musica spazzatura, alla musica senz'anima."

A quanto pare, quelli fra noi pronti a quest'alternativa non erano pochi. L'album di esordio di Coldplay, Parachutes era una raccolta di canzoni dirette, profonde, di una bellezza assoluta, capaci di rivelare la pura emozione sottostante.
Dimostrando che per essere ascoltati non è sempre necessario urlare, l'album ha venduto circa 5 milioni di copie in tutto il mondo, vincendo una manciata di premi come NME e Q awards, due Brits nel 2001 e il Grammy come Miglior Album Alternativo nel 2002.

Quasi dall'oggi al domani, il gruppo è passato a suonare dai piccoli pub al celebre locale T in the Park di Glasgow, per passare poi al The Big Day Out in Australia, per finire con un tour americano da prima pagina. "Roba da far saltare i nervi, un'esperienza surreale," ci ride sopra Jonny. "Ma anche la più grande vetta mai raggiunta."

Chris Martin è cresciuto nel Devon, Will Champion a Southampton, Guy Berryman in Scozia e poi nel Kent, Jonny Buckland nel Galles settentrionale.
Si incontrarono alla metà degli anni '90 nella loro prima settimana da studenti all'University College di Londra e divennero subito amici. Chris iniziò a scrivere canzoni insieme a Jonny. A Guy piacque quel che gli facevano sentire e si unì a loro come basso. Will era talmente entusiasta di far parte del team che rinunciò alla chitarra per passare alle percussioni. Tutti e quattro condividevano la passione per la musica e una ferma determinazione a fare del proprio meglio. Si incontravano per provare quasi tutte le sere: "Suonavamo nei bagni, in cantina, perfino nel parco," racconta Chris ridendo. "Qualunque posto trovassimo per suonare."

"Fin dall'inizio eravamo ben decisi," aggiunge Jonny. "E dal momento in cui ho incontrato Chris ho pensato che potevamo andare fino in fondo. E ottenere dei risultati."
Incisero un EP di quattro brani stampandone 500 copie, e in questo modo nel 1998 ottennero di comparire al festival musicale In the City della città di Manchester. La loro performance attirò l'attenzione di Simon Williams, che li segnalò alla sua etichetta Fierce Panda per un singolo, Brothers And Sisters, grazie al quale arrivarono poi all'accordo con Parlophone.
Ma pur avendo firmato un contratto con una major, i Coldplay mantengono fieramente la loro indipendenza. Gli piace avere la situazione sotto controllo. Hanno coprodotto entrambi i loro album e sono coinvolti strettamente in tutte le fasi, dai video alla parte grafica (persino la foto sulla copertina di Parachutes è stata scattata da loro).

"Tutto avviene alle nostre condizioni," afferma Will. "Abbiamo il controllo al cento per cento su ogni aspetto di quel che facciamo e questo è molto importante per ciò che siamo e  per la musica che produciamo. Ci occupiamo dell'incisione, del video, della grafica. Non siamo una band che può essere manovrata, questo senza nulla togliere ai nostri eccellenti collaboratori."

Il loro secondo album, A Rush of Blood To the Head, esce più tardi del previsto proprio a causa di questo tipo di controllo. Il team è lo stesso di Parachutes: Ken Nelson ha coprodotto e fatto il mixaggio con il gruppo, mentre Mark Phytain ha curato la parte al computer. I lavori sono iniziati nell'ottobre 2001, e a Natale la registrazione era già terminata.
Tutti erano contenti tranne la band. "Avevamo la sensazione che le cose fossero andate fin troppo liscie," ricorda Jonny. "Eravamo soddisfatti, ma poi abbiamo fatto un passo indietro e abbiamo capito che non andava bene. Sarebbe stato facile dire che avevamo fatto abbastanza, pubblicare un album in modo da sfruttare l'onda del successo, ma non abbiamo voluto. E ne sono felice, perché adesso abbiamo in mano qualcosa che saremo contenti di portare in tour per i prossimi due anni."

"Credo che l'avessimo presa un po' sotto gamba," conviene Chris. "Era un buon lavoro, ma non abbastanza. Così siamo tornati a Liverpool al piccolo studio dove avevamo preparato gran parte dell'album precedente. Solo noi quattro e Ken e Mark, una piccola squadra. Canzoni come Daylight, The Whisper e The Scientist si sono andate formando nel corso di due settimane e le abbiamo registrate molto rapidamente. Ci sentivamo profondamente ispirati e sapevamo di poter fare tutto ciò che volevamo. Non eravamo obbligati a produrre per forza qualcosa di acustico piuttosto che qualcosa di rockeggiante, non dovevamo reagire a nulla. Ci siamo visti molto con Ian McCulloch, che ci diceva: Provate così, provate in quest'altro modo, perfetto!"

Sebbene sia riconoscibile il carattere Coldplay, questo album ha toni più forti dell'altro, è più svelto e più energico. "Nello scorso disco c'era più paura, più palese insicurezza, mentre qui quelle sensazioni sono più nascoste", dice Chris. "Siamo cresciuti un po', abbiamo viaggiato molto e incontrato tanta gente. E anche dal punto di vista musicale abbiamo ascoltato tanto: Echo & the Bunnymen, Cure, PJ Harvey, Nick Cave, New Order. Negli ultimi due anni siamo stati come una spugna che assorbiva cultura. Ce la siamo bevuta tutta e ora viene fuori in questo disco. Si parla molto dell'energia e della fiducia delle persone di fronte alle preoccupazioni e alle incertezze."

Durante una pausa fra le registrazioni, lo scorso febbraio, Chris ha intrapreso un viaggio ad Haiti e nella Repubblica Dominicana con Oxfam nell'intento di supportare la campagna a favore di un cambiamento delle regole del commercio mondiale.
E' stato un viaggio estenuante e intenso, con lunghi spostamenti lungo rozze strade rurali per andare a trovare comunità contadine impoverite che lavorano duramente e le cui vite sono state devastate dalle fluttuazioni nei prezzi del caffé sul mercato mondiale o dalle importazion di riso a prezzi da fame negli Stati Uniti. Al ritorno, Chris si è esibito all'inaugurazione della campagna per il Fair Trade (commercio equo) a Trafalgar Square. Una causa sostenuta da tutta la band.

"Chiunque si trovi nella nostra posizione ha una certa responsabilità," spiega Guy. "Per quanto possa sembrarci strano, molte persone leggono ciò che diciamo, ci vedono in TV, comprano i nostri dischi e ne leggono le copertine, e questa può essere una grande base di partenza. Si può sensibilizzare la gente ai problemi. A noi non costa nulla, eppure se può aiutare qualcuno è proprio ciò che intendiamo fare."

Ma spesso la politica dell'album assume una sfumatura personale. "Abbiamo fatto quest'album come se ogni giorno fosse l'ultimo, volendo tirare fuori tutto, e facendo tutto al massimo," dice Chris, "E' importante fare del nostro meglio e vivere ogni aspetto della vita con convinzione. Trarre il meglio da questa eccezionale opportunità, perché non possiamo credere che ci sia stata semplicemente regalata. E questo discorso si applica al nostro gruppo come alla vita in genere.
E anche alle ragazze, ovviamente. Perché, non sono forse tutto?"

 

  
 
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