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CAPITOLO  QUINTO

 
     Ordine, Democrazia, Efficienza

 

 

 

 

 

Solo quando vi sono democrazia, ordine ed efficienza lo Stato può intraprendere il cammino che lo porta alla ricchezza spirituale ed economica. Nello Stato moderno tutto si fonda sulla democrazia. E’ il ventunesimo secolo e dogmatismi di qualsiasi genere non possono più essere accettati. La gente deve levarsi le bende che ha davanti gli occhi e iniziare a guardare quella che è la realtà. La democrazia è un bene che la gente deve imparare a saper rispettare e conquistare. Con estrema facilità oggi si parla di democrazia: più che un diritto è un dovere, nel senso che è solo grazie ad essa se, al momento del voto, ognuno può mettere a disposizione della Nazione la propria testa pensante esprimendo un giudizio politico. Più che un’ uguaglianza, la democrazia è un privilegio: solo le persone interessate e consce delle reali necessità della nostra Patria sapranno veramente rendersi utili, apportando dunque benefici per sé e per gli altri.

Per quanto riguarda l’ordine, riprendendo alcune parole di Benito Mussolini, oggi dobbiamo saper ridare agli Italiani alcune essenziali libertà che in passato sono state compromesse o perdute: quella di lavorare, quella di possedere, quella di esaltare sia le vittorie che i sacrifici quotidiani, quella di avere la coscienza di sé stessi e del proprio destino, quella di sentirsi un popolo forte.

Si vorrebbe la libertà di fare dei cortei con bandiere tinte dal sangue, tenere comizi antipatriottici, magari fracassare vetrine, rovesciare e dare alle fiamme camionette della polizia: altro che libertà, tutto questo sarebbe il più palese degli arbitrii, significherebbe dare in mano a violenti la licenza di creare disordine e ingiustizie. La gente che lavora sa che la libertà non è un’elargizione: è una conquista.

Ordine, ordine, ordine! Gli Italiani solo questo vogliono e lo Stato deve saperlo raggiungere con qualsiasi mezzo. L’utilizzo se necessario anche dell’esercito, nei quartieri  disagiati e contro droga, prostituzione, mafia e clandestinità. Lo Stato deve stroncare sul nascere qualsiasi eccesso. La parola “sicurezza” deve prepotentemente tornare di moda. Ovunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte, una persona ha diritto di passeggiare protetta e difesa, certa del fatto che la sicurezza è garantita dalle forze dell’ordine, dai loro cani e dalle loro armi.

Laddove democrazia e ordine coesistono, è categoricamente impossibile che le capacità, le energie e le idee della gente non emergano.

Uno Stato efficiente si fonda sull’efficienza della gente che lo rispetta e fa di tutto per migliorarlo .

 

 


 


                   CAPITOLO  SESTO

 

       Economia, Capitalismo, Sindacati

 

 

 

 

 

Mi accingo ora a parlare dell’economia nazionale e di quelle che dovrebbero essere le sue ramificazioni nella società e nello Stato.

Per quanto mi riguarda, l’elemento “capitale” è da liberare ulteriormente e da potenziare soprattutto in Italia, dove il giogo statale ha per troppo tempo malamministrato gran parte del mondo finanziario. Il liberismo capitalista è una gerarchia e non solo una rapace accumulazione di ricchezze. Solo grazie a questo sistema avviene un’elaborazione, una selezione e una coordinazione di valori. E’ indubbio che il capitalismo ha il merito di infondere tra i lavoratori un senso più ampiamente sviluppato della responsabilità individuale e li porta ad affrontare la realtà con maggiore assennatezza. Senza il capitalismo l’Italia non si sarebbe rialzata dopo la tragedia dopo la tragedia della Seconda Guerra mondiale. Tutti i sistemi di economia associata, monopolistica e cooperativistica, i quali prescindono dalla libera iniziativa e dagli impulsi individuali, sono falliti più o meno pietosamente in un rapido volgere di tempo.

In luogo d’una inutile e dannosa “lotta di classe” , auspico la realizzazione d’una più costruttiva collaborazione, col fine di non buttare al vento energie fisiche e mentali. Se tutte le categorie del popolo italiano, da quella che lavora con le braccia, a quelle che ripartiscono e distribuiscono la ricchezza, a quelle che realizzano risparmio e lo investono nella produzione,si mettono d’accordo nel constatare la necessità di disciplinare e di armonizzare tutti gli sforzi, l’Italia avrà un futuro fatto di vittorie economiche, sia a livello nazionale che internazionale. Le direttive di politica interna si riassumono in queste parole:economia,lavoro,disciplina .  Il Governo deve sapere aiutare intelligentemente tutte le forze produttive della Nazione, incentivarle a creare ricchezza e occupazione, lasciare all’iniziativa privata il suo libero gioco, rinunziare ad ogni legislazione interventistica o vincolistica (che può appagare la demagogia delle sinistre, ma alla fine riesce assolutamente dannosa agli interessi e allo sviluppo dell’economia, come l’esperienza dimostra).

Alcune frange del sindacalismo italiano rappresentano un vero e proprio problema. Qualsiasi logica porta a pensare che un sistema in cui certi sindacati sono legati a partiti politici è controproducente, perché carico di pregiudiziali. L’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi, non venire gestita da una congrega più o meno numerosa di politicanti tesserati. In Italia la politica dei partiti assassina il sindacalismo, in quanto i criteri politici di alcuni dei suoi dirigenti prevalgono senza dubbio su quello che è il reale compito di queste organizzazioni, vale a dire difendere gli interessi economici e professionali dei lavoratori. Il fatto che durante i cinque anni di governo centro-sinistroide i principali sindacati italiani sono letteralmente caduti in letargo per poi bruscamente risvegliarsi dopo il 13 maggio, non fa altro che avvalorare le mie parole. Un personaggio come Sergio Cofferati parla oramai  da leader (?) politico, non più da leader sindacale.E’ quindi una conseguenza naturale paragonare le sue parole a quelle di uno degli innumerevoli capofila di partito che costellano l’opposizione parlamentare e non solo. Può certa gente difendere seriamente e credibilmente gli interessi dei lavoratori? A essere difesi sono, al massimo, alcuni vetusti e insignificanti principi sbandierati dalle sinistre di ieri, oggi e domani.

E’ necessario comunque che i datori di lavoro non approfittino del loro potere per soddisfare stupidi egoismi; gli operai e i dipendenti di qualsiasi azienda devono essere considerati come gli elementi necessari alla produzione: è essenziale difendere dunque i loro interessi, poiché ciò significa difendere gli interessi della Nazione.

La filosofia economica rinnovatrice che il nuovo Governo sta diffondendo tra la gente ha il merito di abbassare le tasse e di incentivare i consumi (e quindi l’economia). Per ora è prematuro iniziare a dare i voti a questo Governo, dato che gli eventi internazionali (guerre, terrorismo, crisi dell’industria pesante) stanno influendo eccessivamente al ribasso su quelle che sono le previsioni economiche di tutti i paesi industrializzati mondiali.

Solo in futuro, quando i tempi saranno più tranquilli, potremo con maggiore serenità giudicare la validità del liberismo berlusconiano.

Se l’economia della Nazione va a precipizio, tutto quello che vi è dentro, istituzioni, uomini e classi, è destinato a subire l’identica sorte.

E’ quindi compito della gente credere, lavorare e operare affinché siano l’Italia e gli Italiani a beneficiarne.

 

 

 


 

 

 

CAPITOLO  SETTIMO


 cultura, arte, religione

 

 

 

 

 

L’Italia, da paese ricco di cultura e storia quale è, non si deve permettere di trascurare il proprio passato.

E’ necessario che le nuove generazioni sappiano apprendere  le gesta di coloro i quali hanno, grazie al loro impegno e spirito artistico, fatto grande la nostra Nazione.

Non si può governare ignorando l’arte e gli artisti, dato che l’arte è una delle manifestazioni essenziali dello spirito umano. L’arte è un valore da difendere dal mercantilismo puro e semplice, piuttosto deve avere origine e trarre ispirazione da ragioni di carattere esclusivamente spirituale. In questo senso si devono stabilire delle gerarchie. La produzione artistica della Nazione è la cartina tornasole della vitalità intellettiva della gente. Lo Stato deve dunque assicurare prima di tutto l’indipendenza degli artisti e non influenzarli minimamente, in modo tale da permettere loro il libero sfogo delle pulsioni interiori che li attanagliano.

Il sistema scolastico ha il compito di formare quelle che saranno le future classi dirigenti e lavoratrici: è logico pensare quindi che se la scuola funziona e svolge il suo compito, è la Nazione tutta a giovarne. Penso che oggi sia necessaria l’attuazione d’un nuovo stile d’insegnamento, che affianchi alla formazione culturale una di stampo  prettamente imprenditoriale. Terminati gli studi, tutti devono essere in grado di mettere a frutto la propria intelligenza e lo spirito d’iniziativa. Lo scollegamento che divide sistema scolastico e mondo del lavoro è preoccupante. Il rischio maggiore è che ragazzi si impegnino a fondo negli studi e a laurearsi, per poi apprendere che gli sbocchi lavorativi sono scarsi o nulli. E’ difficile vivere di sogni e, purtroppo,  m’accorgo d’essere circondato solamente da futuri avvocati, medici e giornalisti. La scuola deve essere in grado di informare  i giovani e dir loro quali sono le facoltà universitarie che, una volta conseguita la laurea, potenzialmente offrono più possibilità lavorative, evitando così che anche in futuro i “sogni”occupazionali più remunerativi e scontati siano anche quelli più affollati e inflazionati. Facendo un paragone calcistico, per far funzionare una squadra, alle spalle dei fantasisti e degli attaccanti devono alacremente lavorare gregari, mediani e difensori. I giovani dovrebbero imparare a svolgere ruoli differenti ma, lo sappiamo, l’umiltà è una virtù in estinzione. Il futuro chiarirà se le mie parole hanno o meno qualche fondamento.

Sempre parlando di scuola, mi intristisce vedere l’unilateralità politica che la caratterizza. Il corpo docente, lungi dall’essere imparziale, mai dovrebbe schierarsi o peggio ancora plagiare i giovani studenti. Gli insegnanti, ogni qualvolta si intraprende un discorso di carattere politico, dovrebbero ricordarsi che le menti malleabili dei ragazzi spesso non sono in grado di discernere tra realtà e opinione soggettiva politica. Piuttosto che indottrinare intere generazioni al credo comunista,”ulivista” e antiberlusconiano, si pensi solo a “docere” senza diffondere e propagandare falsi concetti e pregiudizi di parte. Il mio più sentito elogio và invece alla gente che a scuola si limita a proporre cultura e attualità, stimolando gli studenti e informandoli  oggettivamente solo su quelli che sono i fatti.

La scuola deve sapere offrire lezioni di vita, infondere loro principi di primaria importanza come l’ordine, la disciplina, la fede, la dignità e il lavoro.

Per quanto riguarda la religione, affermo che solo lo Stato, con i suoi mezzi di ogni specie, può impartire la necessaria istruzione religiosa, integrandola con il complesso delle altre discipline.

La religione era in passato e rimarrà in futuro un “affare privato”, cioè un’attività individuale dello spirito. Ognuno è libero di credere o non credere in Dio. Ognuno è libero di rappresentarsi come vuole il suo Dio. E’ mia opinione, comunque, che un popolo non può diventare grande e potente, conscio dei suoi destini, se non si accosta alla religione e non la considera come un elemento essenziale della sua vita privata e pubblica .

Concludendo, cultura, arte e religione hanno il merito di elevare lo spirito umano e innalzarlo verso realtà superiori.

Il bieco materialismo fine a sé stesso porta l’individuo a chiudersi nella gabbia “animale” del suo corpo. L’uomo deve sapere  aprirsi e imparare ad affrontare realtà superiori. Solo in tal modo ha la possibilità di convogliare e sfruttare al meglio le proprie energie, per sé come per gli altri.

 

 

                  

 

 

                  CAPITOLO  OTTAVO

 

               I Nemici dello Stato

 

 

 

 

 

Come ho avuto modo di dire anche in precedenza, una grande Nazione può diventare tale solo se grandi uomini operano affinché ciò avvenga . Che nessuno osi remare contro i nuovi principi di progresso! I nemici dello Stato sono numerosi e vivono tra noi. Agendo contro alcuni degli elementi su cui esso si fonda, attaccano tutti coloro che lo rispettano.

L’elenco da me stilato non vuole assolutamente essere paragonato ad una lista di proscrizione, bensì ha la funzione di mettere in guardia tutte le persone che credono nello Stato e nel progresso.

Non ho scelto alcuna metodologia particolare nel numerare le varie categorie di persone inserite nell’elenco, comunque hanno tutte in comune il fatto che arrecano danno alla società e frenano lo sviluppo morale ed economico della Nazione .

 

1)Senza dubbio gli  ANARCHICI sono gli individui il cui pensiero si discosta maggiormente dal mio. Il loro vivere senza regole prefissate sfocerebbe nel più completo e assoluto disordine. Il mondo auspicato dagli anarchici non sarebbe caratterizzato dall’illegalità solo perché di fatto non accettano leggi di alcun genere. La totale libertà ben presto si trasformerebbe in una prevaricazione sociale crudele, dato che non vi sarebbero leggi che regolarizzerebbero i rapporti tra le persone.

L’ordine tra gli uomini non può esistere se non viene imposto da norme, leggi e direttive che obblighino a vivere nel rispetto e nella giustizia. Ogni aspetto della società deve essere analizzato e, con lo strumento infallibile della legge, legittimato o vietato.

 

2)I  COMUNISTI  incarnano una mentalità  illiberale  e  criminale.     Fanno del consociativismo e del rigido monopolio statale i loro principi insindacabili, appiattendo verso il basso il livello economico d’una Nazione e non lasciando spazio alla libera iniziativa privata. Il comunismo si scaglia contro l’individualismo liberista, che esalta le gerarchie intellettuali e imprenditoriali, mentre invece celebra una non meglio specificata “massa” di uomini, il cosiddetto popolo. Non è certamente soffocando la creatività d’una Nazione che ci si può confrontare in un contesto globale fatto di ricchezza e libera concorrenza.

Comunisti e post-comunisti italiani fanno dell’ingiuria all’avversario e della persecuzione giudiziaria armi politiche ed elettorali. Preferiscono agitare le “masse” in rumorose manifestazioni di piazza piuttosto che trattare soluzioni possibili intorno ad un tavolo o, come deve essere, in Parlamento. Hanno lottizzato insieme a democristiani e socialisti le televisioni pubbliche per cinquant’anni e ora non accettano che lo facciano altri ( pateticamente scandalose le immagini dei “girotondi”di Moretti & Co.). Il loro fare opposizione consiste nel negare sempre qualsiasi proposta. Utilizzano il problema del conflitto d’interessi di Berlusconi come un’arma elettorale, ovviamente opponendosi con tutte le loro forze a eventuali soluzioni  politiche della questione. Sono l’apoteosi del controsenso quando tentano goffamente di mediare  retrogradi principi sfacciatamente marxisti e socialisti con altri  moderni e liberisti.

 

3)Alcuni MOVIMENTI  ESTREMISTI  EXTRA-PARLAMENTARI  di destra hanno talvolta comportamenti violenti fini a sé stessi. Fanno dell’oltranzismo nazionalista una bandiera, non capendo che oggi vige la collaborazione ed il libero confronto.

 

4)I  DIPENDENTI  PUBBLICI CHE  ABUSANO  DEL  LORO  LAVORO  PER  PROPAGANDARE  SINGOLE  POSIZIONI  POLITICHE  non meritano alcuna scusante. In particolare mi rivolgo all’ambito scolastico e televisivo. Chiunque ha il diritto di fare proprio il pensiero d’un partito o d’un movimento politico, ciò non toglie l’obbligo morale d’essere imparziali(o comunque bipartisan) soprattutto se si parla di fronte a una telecamera o a una classe di studenti. I vari giornalisti e presentatori TV protagonisti durante la campagna elettorale 2001 di parzialità e ingiustizie politiche, per quanto mi riguarda, hanno già ampiamente dimostrato di non meritare lo spazio che, in parte ancora oggi, ricoprono in RAI. Il servizio pubblico, proprio perché tale, dovrà obbligatoriamente dare spazio a più voci politiche, così da dimostrare un cambiamento di rotta rispetto a ciò che è avvenuto fino a oggi. I vari  Santoro, Biagi e Luttazzi sono avvertiti. La televisione pubblica (e non solo) apre le porte a tutti coloro che fanno informazione in maniera oggettiva o che non usano la satira con fini biecamente politici. Nel momento in cui si saranno redenti, potranno definirsi pronti ad affrontare nuove esperienze televisive.

 

5)Come gli Italiani hanno avuto modo di vedere, le nostre procure sono piene di GIUDICI  GIUSTIZIALISTI. Uno strumento delicatissimo come quello della giustizia deve essere utilizzato con estrema cura, non commettendo l’errore di attaccare a priori e con fini politici personaggi di potere. Mentre la giustizia retta  a seguito di misfatti si impegna a cercarne i protagonisti , quella deviata ha il demerito di scegliere per prima cosa la vittima e poi, in secondo luogo, associarle un eventuale crimine. Le vicende quotidiane ci hanno assuefatto, facendoci sembrare normale ciò che di normale non ha nulla.

 

6)I  LEGALIZZATORI   DI  DROGHE  non comprendono le conseguenze drammatiche che questo comporterebbe. Nei paesi in cui è legale acquistare e fare uso di sostanze stupefacenti, il livello di microcriminalità è elevatissimo. Persone di tutte le età sbattute per strada, la necessità di consumare la “dose” quotidiana , la spasmodica ricerca di soldi per allontanare l’eventuale crisi d’astinenza. Senza contare il fatto che, legalizzando le droghe “leggere”, si aprono le strade anche a sostanze ben più pesanti. Quella contro tutte le droghe è una guerra da vincere, costi quel che costi. Le vari comunità per il recupero tossicologico siano l’esempio più lampante per tutti coloro che fanno dell’antiproibizionismo una necessità impellente. Che i Radicali se la smettano con le loro manifestazioni che definire un “elogio alla morte” è un complimento.

 

7)I  CLADESTINI  IMMIGRATI sono, nella stragrande maggioranza dei casi, criminali che vivono nell’illegalità grazie a prostituzione, droga e furti. Molti altri si umiliano lavando vetri ai semafori o elemosinando. Il Governo Berlusconi ha dato agli immigrati utili alla società (vale a dire quelli che lavorano) la possibilità di regolarizzarsi. Di lavori onesti e legali, magari meno remunerativi di altri, l’Italia è piena. Bisogna vedere quanta è, in certa gente, la reale umiltà e volontà. La richiesta di manodopera, soprattutto al nord, è massiccia. Chi volesse scegliere la strada della legalità, sappia che lo può fare. Basta l’impegno.

Il lavoro nero è una piaga da curare. Gli imprenditori sfruttano lavoratori irregolari poiché, non dovendo pagare i contributi, costano meno di persone regolarmente assunte. Il lavoro sommerso è molto diffuso tra i clandestini onesti dato che questi non hanno punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di ingiustizie. Il compito dello Stato è quello di operare maggiori controlli tra le aziende “sospette” e sanzionare drasticamente qualsiasi atteggiamento che vada contro la legge.

 

8)Per quanto riguarda i  SINDACATI  ANTAGONISTI  , come ho avuto già modo di dire in precedenza, non lavorano per gli interessi dei lavoratori ma hanno e svolgono solo azioni politiche. Spesso sono la causa di rallentamenti produttivi e intralciano quello che è il regolare svolgimento delle trattative tra parti sociali e Governo. Sono semplicemente inutili e controproducenti.

 

9)Le  ORGANIZZAZIONI  CRIMINALI  ORGANIZZATE  frenano l’economia specialmente nelle zone più disagiate del nostro paese, fanno dell’illegalità una norma e “ricatto” e “morte” sono le parole d’ordine consuetudinarie.

 

10)Il processo di globalizzazione è in atto da anni. Che significa essere dei “NO-GLOBAL” oggi? Come si vogliono ridurre le ingiustizie sociali nel mondo? E’ necessario inserire le nazioni più povere nel sistema globale, farle partecipare responsabilmente in quella che è la rete di commercio e di ricchezza per antonomasia. Ritengo opportuno che vengano stipulate   norme che mirino ad operare un globalismo economico con fini sociali, incentivando la creazione di ricchezza nei paesi  più poveri. Essere un antiglobalizzatore significa essere contro la modernità, preferire l’arretrato medioevo ad un futuro fatto di commerci, concorrenza e profitti. La povertà d’alcune nazioni è motivata proprio dal fatto che sono poco o male inserite nel processo globalizzante.

Quali sono i primi aggettivi che mi vengono in mente ripensando ad alcune recenti manifestazioni no-global? Incivili, indecorose, violente e strumentalizzate dal mondo politico.

 

11)Concludo questo capitolo dedicato ai nemici dello Stato parlando delle

PERSONE  ANTIPATRIOTTICHE, vale a dire tutte quelle che non riescono a cogliere il reale valore della Nazione, un concetto di nuova e più ampia importanza. Esaltare l’Italia significa esaltare gli Italiani che, con le loro opere, l’ hanno fatta e la faranno sempre più grande. L’acquisto, se possibile, di merce di provenienza italiana è una conseguenza logica del mio discorso, teso a celebrare le capacità degli italiani in qualsiasi ambito produttivo. Anche pagare le tasse è  uno dei doveri del buon cittadino. La qualità dei servizi che lo Stato offre è direttamente  proporzionata ai soldi che riceve dalle tasse. Che la gente non si lamenti se talvolta  le prestazioni statali  non sono all’altezza o se, a causa di evasioni fiscali massicce, gli onesti cittadini sono costretti a pagare tasse maggiorate. In questo senso, sarebbe compito di alcune persone acquisire il necessario buonsenso che risolverebbe molti problemi a tutti.

 

 

 


 

 


Conclusione

 

LE  IDEE  E  L’ARRINGA  FINALE

 

Senza timore alcuno propugno un pensiero che media abilmente dottrina neo-liberista, conservatrice e reazionaria, in quanto solo riuscendo a coglierne quelli che sono gli elementi migliori si può trovare una via d’uscita che conduca la nostra Italia verso un futuro fatto di certezze, vittorie e benessere spirituale ed economico.

C’è chi in passato amò la propria patria sbagliando tuttavia i mezzi attraverso i quali voleva raggiungere determinati fini. Oggi è necessario saper riproporre le idee che ci fecero grandi, reinterpretandole in chiave moderna, democratica ed europea. Proprio per questo intendo elevare a piena dignità i costumi politici, così che la morale pubblica e quella privata cessino di trovarsi in antitesi nella vita della Nazione.

Auspico che il Governo del Paese, forte del suo onore supremo, restauri il concetto etico che i governi debbano amministrare la Cosa Pubblica non nell’interesse dei partiti  e delle clientele, ma in quello della Nazione.

Va rinnovato il prestigio dello Stato Nazionale, e cioè dello Stato che non assista con indifferenza allo scatenarsi delle forze che lo attentino o comunque lo minaccino materialmente e spiritualmente, ma sia geloso custode, difensore e propagatore della tradizione nazionale, del sentimento nazionale e della volontà nazionale. Lo Stato deve favorire lo sviluppo del Paese non monopolizzando, ma promovendo ogni opera intesa al processo etico, intellettuale, religioso, artistico, sociale ed economico di tutta la collettività.

E’ necessario rompere gli indugi e opporsi fermamente contro tutti coloro che hanno in mente di bloccare il processo di innovazione nazionale appena iniziato.

Gli Italiani devono sapere fare proprie le nuove idee. Non devono più rendersi schiavi delle loro passioni ma, con impeto, convogliare ogni sforzo per la creazione d’ una società migliore. Ci si dovrà scagliare soprattutto contro gli inutili antagonismi.

La pace sociale e la prosperità civile saranno le naturali  conseguenze della collaborazione costruttiva tra Governo e parti sociali, affiancata da una dura lotta alla prostituzione, alla droga e alla criminalità. Questi aberranti fenomeni sociali dovranno essere obbligatoriamente colpiti nella loro essenza, alla loro fonte.

Il cambiamento renderà coscienti anche i più dissidenti e increduli.

Con l’aiuto della gente onesta e orgogliosa si riuscirà a creare, sulle ceneri del passato, un’Italia vogliosa di credere nella giustizia sociale e speranzosa riguardo l’avvenire. Un’Italia che incarna direttamente un complesso di ideali, di attese, di speranze, di sentimenti comuni e condivisi. Un’Italia desiderosa d’uno sviluppo che si basi sulla libertà, sulla democrazia e sulla capacità di fare.

Non sarà la fredda retorica a saziare gli Italiani, ma il nuovo modello di società che ho avuto modo di illustrare in queste pagine rappresenta una sfida radicale alla politica tradizionale, al passato, a quello che fu e che non dovrà più essere.

Colgo nella gente che mi circonda un sentimento nuovo, che fa dell’ottimismo e della voglia di credere nel futuro una bandiera.

Se il Governo del paese riuscirà a portare a termine le promesse fatte in campagna elettorale, gli anni che abbiamo alle spalle non saranno altro che un lontanissimo ricordo.

 

Porsi un obiettivo per non soccombere.

 

 

Credere in qualcosa per impegnarsi.

 

 

Entusiasmarsi del proprio presente per saturare le  passioni del futuro.

 

 



 

 

 

fonti

 

TEMPI DI REAZIONE

       di  Mark Terkessidis, EST

 

1989-2000:DIECI ANNI CHE HANNO SCONVOLTO L’ITALIA

       di Bruno Vespa, ARNOLDO  MONDADORI

 

MUSSOLINI E IL SUO FASCISMO

       di Andrea Fedele, STUDIO SCAN

 

L’ITALIA CHE HO IN MENTE

       di Silvio Berlusconi, ARNOLDO MONDADORI

 

CAMICIE NERE

       n.p. , LIBRITALIA

 

 

 


 

 

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