MICHELANGELO CARRIERI
LA
MIA
ITALIA.
E D I Z IO N E S E C O N D A

SCRITTI POLITICI 14-01-2003 / 02-02-2003
INDICE
Indice
Premessa
la Nazione, l’Europa
lo Stato, il Governo
Politica Estera, Forze Armate
la Giustizia
Ordine,Democrazia, Efficienza
Economia, Liberismo, Sindacati
i Nemici dello Stato
Conclusione
Fonti
Premessa
E’ per me giunta l’ora di scrivere parole che sanciscano definitivamente quello che è il mio pensiero politico.
Le righe che i vostri occhi stanno leggendo non sono altro che il naturale sfogo del mio seguire le vicende politiche in modo critico e approfondito.
Ogni argomento meritevole del mio interesse è stato oggetto di questi Scritti.
Penso sia doveroso da parte di chi legge liberare la propria mente da pregiudizi di qualsiasi genere. L’inchiostro gettato su queste pagine riproduce l’ardente e passionale opinione di chi scrive.
La mia volontà è quella di raffigurare quello che dovrebbe essere uno stato. Anzi, lo Stato.
Lo Stato forte. Lo Stato deciso e decisivo. Lo Stato che indichi alla propria gente quale è la giusta via da percorrere per raggiungere benessere, agiatezza economica e, dunque, la felicità.
E’ di certezze che si vive e, se lo Stato non si accolla il compito di darle a chi ne ha più bisogno, l’ordine sociale rischia di perire, trascinando con sè l’efficienza di quella che è la più grande fonte di ricchezza degli uomini: la propria intelligenza.
Quella che lancio con veemenza è una dura frecciata a tutti coloro che pensano di poter vivere senza regole, le giuste norme che imbrigliano il corso delle nostre vite nell’ alveo della legalità.
Di conseguenza, si evince che non è per certo in un contesto anarco-comunistoide che la gente, forte della propria volontà, riesce a raggiungere la felicità.
Il senso dell’ impegno che mi sono accollato nello scrivere queste pagine è da ricercarsi nel desiderio mio e di molti altri ancora di credere e di sperare in un’Italia migliore.
Evitando ulteriori di lungaggini, vi esorto a leggere con la massima attenzione le pagine che seguono .
CAPITOLO PRIMO
la Nazione , l’Europa
L’aspirazione di Giuseppe Mazzini era quella di diffondere tra gli Italiani il “concetto religioso della propria Nazione”. La nostra Patria ha la necessità d’essere guidata da persone che infondano nel popolo questo principio. Non parlo d’un vecchio nazionalismo (che ha il demerito d’estremizzare quello che è il profondo messaggio mazziniano), bensì d’un patriottismo che sappia riproporre quei valori morali che mai sono stati propri dei cittadini italiani .
L’amore per il lavoro, la dedizione, l’impegno: questi sono i miei concetti-base e lo dovrebbero essere anche della nostra Italia.
L’odio di classe proclamato a gran voce da partiti e movimenti sinistroidi, porta la gente ad avere preoccupazione, angoscia e paura del futuro.
E’ tempo di voltare pagina e aprire un nuovo capitolo di Storia fatto di certezze. Imprenditori, borghesi, operai, pensionati e tutti gli altri devono mettere da parte le differenze e marciare uniti, col fine ultimo di conseguire solo ed esclusivamente il “bene”. Non si può fare grande una Nazione con un “piccolo” popolo. Nessuno nutra delle illusioni o dei dubbi: sarebbe da stolti averne.
La Nazione non è un raggruppamento accidentale e temporaneo dei cittadini che vivono in essa. Con fermezza affermo che la Nazione si nutre solo grazie al patrimonio fisico, morale e spirituale di tutti gli individui. E’ proprio per questo che, come i governanti devono con devozione assoluta servirla umilmente, anche il popolo e la gente tutta devono essere considerati come servi della Nazione.
La Nazione deve essere l’emblema che rende forti e sicuri tutti coloro che, con onestà, giustizia e amor patrio, la rispettano e la servono.
Ora vi chiedo: se tutti gli Italiani avessero insiti nelle proprie anime i sentimenti di cui ho fin’ora parlato, la nostra Nazione ne gioverebbe? Con risolutezza rispondo io per voi: SI’.
Stessa storia, stesso linguaggio, stessi costumi, stessi interessi, stessi destini,stesso sangue: questa è una Nazione, una realtà da rispettare.
Ora mi accingo a parlare d’una questione di cui avrò modo di discorrere anche in seguito. L’accennerò brevemente .
E’ palese che il destino dell’Italia sia quello di far parte d’una sorta di Stati Uniti d’Europa. Non è con rammarico che ne parlo, dato che esigenze economiche e politiche di portata globale ci confrontano con realtà che ci annullerebbero in breve tempo se affrontate senza adeguate strategie.
Questo discorso, badate bene, non rende inutili e vane le parole spese riguardo “l’Italia in quanto Nazione”. “L’Italia in quanto regione europea” deve farsi propugnatrice dei medesimi valori. Ogni cittadino italiano, forte d’una più che secolare esperienza nazionale, deve con orgoglio e fierezza affrontare questa ennesima prova di maturità. L’impegno di ognuno servirà prima di tutto a noi stessi, dato che un’Italia forte in Europa ci permetterà di migliorare le condizioni nostre e di chi ci circonda.
Pensate che altre grandi nazioni europee come la Germania o la Francia faranno facilmente a meno delle proprie identità nazionali ? Sono convinto di no . Il processo di passaggio che stiamo vivendo ci sta mostrando che cose che ci sembravano impossibili fino a due o tre anni fa oggi sono una realtà più che mai attiva ed operativa.
Sono certo che le nuvole che oggi coprono i nostri cieli molto presto spariranno, spazzate via dal vento dell’entusiasmo e dell’ottimismo che già vedo crescenti in ognuno di noi.
Il Tricolore, l’italianità e il nostro passato ci serviranno per fronteggiare con decisione un futuro (invero poco noto…) che vedrà la nostra Nazione svolgere un ruolo di protagonista assoluta in Europa come nel Mondo.
CAPITOLO SECONDO
lo Stato , il Governo
Ritengo che l’attuale forma di stato italiana abbia già le caratteristiche necessarie per attuare il processo di cambiamento e rinnovamento che ho in mente. E’ infatti grande il valore del testo scaturito dall’ Assemblea Costituente e si adatta quasi alla perfezione a quella che è l’attuale situazione socio-politico-partitica.
Le modifiche che dal mio punto di vista andrebbero attuate sono poco numerose e non sconvolgono completamente il testo originale.
Prima di continuare è necessario affermare che è sempre il principio della sovranità popolare a vigere. Di conseguenza, in tutto e per tutto, sottolineo che è il popolo ad avere la funzione di legittimare il potere di qualsiasi organo esistente, di governo e non.
La Repubblica Italiana è caratterizzata dalla presenza di cinque organi costituzionali: corpo elettorale, Parlamento, Governo, Corte Costituzionale, Presidente della Repubblica. Di seguito, una dopo l’altra, ecco le modifiche che ritengo necessarie.
Iniziamo con il corpo elettorale. Il diritto di voto permette alla gente d’esprimere un’opinione politica ogni volta che ci sono le elezioni. Il non votare significa disinteressarsi completamente dello Stato, non partecipando attivamente alla costruzione d’un futuro migliore. In quest’ottica comprenderete facilmente il motivo per cui “votare” rappresenta un dovere morale. Per tutti coloro che disertano le urne, tranne che per motivi di primaria gravità, proporrei la decadenza del loro diritto di voto per la tornata elettorale successiva. Dalle elezioni devono scaturire vincitori scelti solamente dalle persone interessate. Il senso civico tornerebbe così ad essere un valore di moda. Anche per i referendum abbatterei l’inutile quorum del 50% : spesso infatti non viene raggiunto perché le materie trattate sono lontane dai cittadini. In questo caso, solo in questo caso, giustifico e comprendo il parziale disinteresse della gente.
Chiunque è libero di affermare che tra “il votare e il non votare non cambia nulla”. La cosa di cui vorrei sottolineare l’importanza è che codeste persone non si devono permettere, in un secondo tempo, di avanzare lamentele di alcun tipo, dato che la loro scelta l’ hanno fatta decidendo di non andare a votare. Disinteressarsi in un momento così cruciale del processo democratico equivale a non curarsi delle proprie condizioni. Una scelta da rispettare, ma che è radicale. Se si decide di essere qualunquisti, bisogna portare avanti con coerenza la propria decisione.
Passiamo ora al parlamento. Esso ha una struttura bicamerale, essendo diviso in due camere che svolgono di fatto le stesse funzioni; per quale motivo la Costituente ha adottato questo sistema, apparentemente così complesso? Era il 1861 quando accanto a una camera elettiva se ne pose un’altra di nomina regia. Dopo la caduta del fascismo la Monarchia perse il referendum contro la Repubblica. Si decise in seguito di mantenere la distinzione in due camere e, ovviamente, entrambe furono volute elettive. Oggi è ancora conveniente avere due camere paritetiche aventi le stesse funzioni? Il “vantaggio” sarebbe quello di costringere il legislatore a una doppia riflessione su ciascuna legge. Farraginoso, laborioso, complesso, lungo e pieno di inutili sprechi di tempo: l’iter parlamentare della legge potrebbe durare mesi e, al momento della tanto auspicata approvazione, non essere magari più adeguata alle necessità del momento. Vogliamo per caso continuare in questo modo per molto tempo ancora? E’ necessaria una radicale riforma istituzionale che porti all’abolizione del senato. Un sistema monocamerale, snello, veloce e adeguato ai tempi risparmierebbe un enorme mole di burocrazia.
Per quanto riguarda la frammntazione partitica dilagante degli ultimi anni la soluzione è presto detta: permettere d’avere parlamentari solo ai partiti che superano lo sbarramento del 10%. In questo modo i partiti minori tenderebbero ad allearsi creando realtà di maggiore importanza (l’esempio della “Margherita” nelle elezioni politiche 2001 è ad hoc). Governabilità e rappresentanza, le due parole d’ordine d’ogni sistema democratico, sarebbero in questo modo preservate nella loro più profonda importanza.
L’attuale sistema elettorale misto (75% maggioritario e 25% proporzionale) dovrebbe essere accompagnato da un premio di maggioranza per chi vince le elezioni come minimo del 5% nei confronti di chi le perde. In questo modo il Governo potrebbe godere d’una più ampia maggioranza parlamentare grazie alla quale poter operare con tranquillità le riforme necessarie per il bene del paese. Si troverebbe oltretutto al riparo da “ribaltoni”, i quali, seppur costituzionalmente validi, sono immorali in quanto non giustificati dal voto popolare.
Mi accingo ora a parlare del ruolo che avrebbe, in questa nuova organizzazione politica, il Capo del Governo. Innanzitutto, come abbiamo avuto modo di vedere nelle ultime tornate elettorali, gli scontri politici sono avvenuti tra i leaders delle due coalizioni in campo, evidenziando una personalizzazione particolarmente marcata della disputa.
La mia speranza è che in futuro gli elettori si trovino a dover scegliere non solo tra due schieramenti, ma tra due uomini, due potenziali capi di governo. Dopo che in ambito locale s’è data alla gente la possibilità di scegliere direttamente (senza intermediazioni partitiche) i propri rappresentanti, non comprendo il motivo per cui ciò non possa avvenire anche a livello nazionale per il Capo del Governo: questa sarebbe un’ulteriore risorsa democratica.
Il Presidente della Repubblica continuerebbe ad avere quel ruolo di garante. Verrebbe ora eletto solo da una camera. Perderebbe il compito di scegliere il Capo del Governo, essendo quest’ultimo eletto direttamente dal popolo. Assumerebbe un nuovo incarico, quello di ministro degli esteri: questo permetterebbe allo Stato d’avere continuità anche in politica estera, pur alternandosi i governi. Ne gioverebbe il prestigio dell’Italia anche a livello internazionale e, soprattutto, in un contesto europeo.
La corte Costituzionale manterrebbe il compito di giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti dello Stato e delle Regioni, continuando a controllare la conformità delle leggi ordinarie alla costituzione.
In passato lo Stato aveva prestigio tra la gente. Se veramente vuole riappropriarsi della propria autorevolezza non deve più apparire come un eterno rimorchiato dalle correnti vive del Paese, piuttosto dovrà sapere precorrerle e anticiparle.
Impadronendosi nuovamente di quel ruolo di guida che gli è proprio, lo Stato potrà con decisione rilanciare l’economia e stroncare sul nascere fenomeni sociali degeneranti che di positivo non hanno nulla.
Mostrandosi deciso e voglioso di fare del bene, riacquisterà credito tra gli stessi Italiani. La gente ha bisogno di uno Stato, un Governo e una classe dirigente validi, che ispirino e conducano sulla retta via la Nazione tutta.
CAPITOLO TERZO
Politica Estera , Forze Armate
Un grande Stato deve necessariamente attuare una saggia e oculata politica estera . Prima di tutto, comunque, si deve partire da un punto fisso: non si può in alcun modo rispettare i paesi esteri se non dopo aver assicurato alla propri Patria l’attaccamento che merita. Questa non è fredda retorica, bensì fa parte di quelli che sono i doveri morali d’ogni individuo. Gli Italiani devono impararli e farli propri, come anche altre nazioni hanno fatto.
Gli Stati Uniti d’Europa sono oramai una realtà. L’Italia, in qualità di uno dei paesi fondatori, deve fare anche in futuro dell’europeismo una bandiera. Il vincolo che ci lega con gli altri stati dell’Unione Europea deve basarsi sulla collaborazione, sul dialogo, sul rispetto. Senza indugio alcuno dobbiamo scagliarci contro eventuali ingiustizie. La propaganda sinistroide non fa altro che dipingere l’Italia come un paese bistrattato e maltrattato dai “colleghi” europei ; la cosa preoccupante è che sembra divertirsi a lanciare invettive. Purtroppo, ahimé, l’ottusità di certa gente non le fa capire che questo atteggiamento antipatriottico e autolesionista mette in difficoltà il Capo del Governo creando solo ulteriori problemi. Ma forse è questo ciò che vogliono. Capiranno le “opposizioni” del futuro che in momenti così delicati è necessaria la totale unità del paese? Me lo auguro ma, sinceramente, sono dell’idea che finchè non cambia certa gente non cambieranno neanche alcuni deprecabili atteggiamenti.
Siamo appena entrati in un’ottica europea e già dobbiamo confrontarci con i nostri principali “avversari” economici. Sto ovviamente parlando degli Stati Uniti d’America. Mi fa semplicemente ridere l’antiamericanismo di certa gente. Sarebbe un bene dare da leggere a queste persone alcuni libri di storia: scoprirebbero, meravigliandosene, che se oggi possono sbraitare e sparlare a vuoto lo devono esclusivamente agli Americani, grazie ai quali l’Europa è stata liberata dall’odiato nemico dittatoriale nazista tedesco. Senza contare gli aiuti economici che hanno permesso di ricostruire da zero un apparato produttivo efficiente che ci ha proiettati ai vertici del mondo. Il rapporto con gli Americani deve basarsi sulla lealtà politica e militare, per permettere anche all’Europa e all’Italia di svolgere un ruolo da protagonisti nello scacchiere internazionale. Per quanto concerne l’ambito economico, la giusta concorrenza garantirà benessere e ricchezza a chi più merita.
Incentivare i rapporti con paesi in via di sviluppo non può non essere che un validissimo investimento. In futuro, nazioni che oggi riteniamo sottosviluppate potranno rivelarsi validi partners economici.
La questione medio-orientale, che quotidianamente si infiamma e riempie drammaticamente le cronache dei telegiornali, andrà affrontata con delicatezza e, possibilmente, senza dure imposizioni. L’Italia con fermezza dovrà farsi promotrice della creazione d’uno Stato Palestinese. Gli Ebrei necessariamente dovranno compiere dei dietro-front ma, dico, è assurdo pensare che pochi chilometri di terre sono la causa di così tragici eventi. Il “Falco” Sharon dovrà mettere da parte la sua foga militarista e, dall’altra parte, Arafat dovrà obbligatoriamente recidere i legami che ancora lo uniscono ad ambienti terroristici palestinesi.
Sono in molti a collegare la parola “esercito” solo esclusivamente con “guerra”, dandone quindi automaticamente un’accezione negativa. Io vorrei ricordare a lor signori che i nostri soldati (così come quelli di altre nazioni) spessissimo svolgono delle operazioni sia di vigilanza che di pace, vale a dire controllare che in seguito di eventi bellici tutto riprenda la giusta via. Ho accolto personalmente in modo positivo l’utilizzo di militari in Sicilia per soffocare la mafia, lo stesso dicasi delle spedizioni in Albania, in Kosovo, nell’Ex-Jougoslavia e, in ultimo, in Afghanistan. Dobbiamo ringraziare le nostre forze armate per innumerevoli altri meno conosciuti impegni militari poiché è anche grazie a loro che, faticosamente, si tenta di portare in zone più o meno disagiate del mondo l’ordine e la normalità.
In questo senso la leva militare ha il compito di formare i ragazzi e creare in loro un’esperienza utile per la vita.
A priori io sono contro la guerra: tuttavia si deve distinguere tra guerra giusta e sbagliata. Le ingerenze imperialistiche d’un paese forte su un altro più debole sono da deprecare (quando l’Iraq invase il Quwait il mondo intero si impegnò, come è giusto, a favore dello stato sottomesso). Gli sforzi militari finalizzati a riportare l’ordine in un paese in difficoltà sono invece giustificati dal fatto che, nel contesto globale in cui ci troviamo, non si possono assolutamente permettere ingiustizie in nessun luogo del mondo ed è necessario sconfiggerle in qualsiasi maniera .
CAPITOLO QUARTO
la Giustizia
La giustizia è da sempre un argomento scottante e il suo irregolare funzionamento ha comportato, in passato come oggi, problemi d’ogni natura. Le leggi sono strumenti e la loro efficacia è in relazione diretta con l’energia e la tenacia di coloro che li impugnano. Questo è il motivo per cui è grande l’importanza d’una giustizia che funzioni e che dia alla gente con decisione messaggi chiari .
Il fatto che le toghe italiane sono sen lontane dall’essere superpartes è il primo motivo per cui si crede sempre meno nella giustizia. Giudici e magistrati politicizzati ci portano a pensare che sia necessaria una netta divisione tra politica e giustizia, evitando di vedere così anche in futuro patetiche strumentalizzazioni. La giustizia deve svolgere il suo ruolo senza essere “giustizialista”’ senza compiere attacchi politici, senza infondere odio. Sto esagerando? Sono i fatti che mi danno ragione e i riferimenti al recente passato che si potrebbero fare sono innumerevoli. Il tribunale di Milano ha in tre anni decapitato il gruppo dirigente di tutti i partiti che, durante la “Prima Repubblica”, hanno governato il nostro paese. Ad essere colpiti sono stati per la stragrande maggioranza dei casi socialisti e democristiani. La domanda sorge spontanea: comunisti ed ex-comunisti sono rimasti puri e casti oppure hanno anche loro fatto della corruzione una bandiera? In realtà di vicende che li riguardano ce ne sono state a bizzeffe, tuttavia o sono passate sotto silenzio o l’atteggiamento operato nei loro confronti è stato molto meno battagliero ( vedi il caso delle “COOP rosse”). E ancora. Da quando Silvio Berlusconi è sceso in campo fondando Forza Italia e opponendosi al blocco delle sinistre sono state migliaia le perquisizioni che lo hanno riguardato; il suo primo governo è addirittura caduto a causa d’un avviso di garanzia ( rivelatosi poi infondato) inviatogli proprio quando, guarda caso, presiedeva a Napoli un convegno internazionale sulla criminalità. Sempre in tema di tempismi perfetti, desta un certo sospetto notare che tutte le ultime tornate elettorali sono state di poco precedute da procedimenti penali a carico del leader del Polo delle Libertà. I continui colpi di stato tentati dai tribunali sono poi stati chiaramente e ripetutamente pubblicizzati da stampa (con titoli accusatori a otto colonne), televisione (con continui dibattiti antiberlusconiani, soprattutto sulle reti pubbliche) e manifestazioni di piazza invero prive di stile (in una , ricordo, venne dato alle fiamme un fantoccio raffigurante il ”cavaliere”). Personaggi come Di Pietro e Borrelli hanno in seguito gettato la maschera sparando a zero contro lo schieramento politico opposto alle loro idee. Potrei continuare così per altre dieci pagine ma, essendo l’evidenza di fronte agli occhi di tutti, sono certo del fatto che chiunque abbia capito da tempo la realtà della questione.
Oggigiorno sono i mass-media a convogliare milioni di voti da una parte o dall’altra. Avendo appena sottolineato la delicatezza di certi argomenti, sono arrivato alla conclusione che i tribunali dovrebbero dare solo al termine d’ogni processo notizie d’eventuali assoluzioni o condanne. In tal modo si risparmierebbero molte parole inutili e l’immagine d’un onesto cittadino non verrebbe infangata senza motivo e prima del tempo. Tra le innumerevoli riforme attuate dall’attuale governo di centro-destra, mi sento di appoggiare con forza la legge sul “legittimo sospetto”. Condivido in pieno la possibilità di cambiare, nel caso in cui l’ambiente sia palesemente deviato, sede del proprio processo. Ritengo sia un’ulteriore fonte di libertà e chiunque può appellarsi a tale legge, ovviamente solo se ritenuto strettamente necessario e opportuno per il regolare svolgimento del processo.
Un altro dramma che colpisce il sistema della giustizia in Italia è rappresentato dalla lentezza di tutto l’apparato. Un cittadino colpito da un avviso di garanzia e coinvolto in un processo non vuole aspettare anni prima di essere giudicato. L’onorevole Giulio Andreotti ha passato dieci anni della sua vita tra procure e avvocati, scoprendo poi con amara soddisfazione che buona parte delle parole dei “pentiti” accusatori erano false e prive di fondamento. Nessuna futura e definitiva assoluzione gli potrà ridare gli anni persi.
L’esempio che ho appena illustrato porta alla ribalta il fenomeno del “pentitismo”. Si può dare credito a certa gente? Spesso sono stati molto utili alle indagini, ma sono in qualsiasi caso da usare con la dovuta attenzione: i pentiti sono infatti pur sempre degli “ex”criminali, anche se, a loro dire, redenti.
Un altro tema importante è quello della certezza della pena. La galera deve, per i malviventi, rappresentare un deterrente. Se chi compie atti illeciti non va in prigione, chiunque altro potrebbe compierne, certo dell’impunità. Spesso si dice che questo è anche dovuto al fatto che le galere in Italia sono poche e superaffollate. Ma, dico, quanto costerà mai allo Stato costruirne delle altre?
Anch’io m’associo insieme a coloro che definiscono la pena di morte come un’inutile barbaria. Tuttavia sono dell’idea che infliggendo pene detentive di maggiore durata qualsiasi malfattore si scoraggerebbe e, prima di delinquere, ci penserebbe più volte.
E aggiungo. L'esposizione dei delinquenti alla mercè d'una pubblica gogna sicuramente rappresenterebbe un ulteriore freno. I bambini, le donne, gli uomini, gli anziani: tutti vedrebbero nel delinquente il "cattivo esempio" da non seguire, non cadendo nella tentazione così di percorrere la stessa strada.
In caso di condanne per gravi crimini ( tipo ad esempio la collusione con la mafia o l’alto tradimento), proporrei la decadenza automatica e immediata d’eventuali incarichi politici, sia a livello nazionale che locale .
Per quanto riguarda gli stranieri che affollano le nostre strade, il mondo politico deve essere intransigente . Nel caso in cui abbiano problemi di giustizia di qualsiasi tipo (droga, prostituzione, pirateria informatica…) devono, sottolineo DEVONO, essere rispediti al mittente, nel paese d’origine. Gli immigrati dovrebbero ritenersi ospitati dal nostro paese e, doppiamente, vivere nella legalità assoluta. Lo stesso atteggiamento è da aversi nei confronti dei clandestini; non più solo “fogli di via”: scortati dalle forze dell’ordine devono uscire dai confini del nostro paese .
Il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attuato, per mezzo della del ministro Bossi e del vice-presidente Fini, una legge che permette solo agli immigrati che lavorano la possibilità di avere un permesso di soggiorno regolare. Naturalmente la stupida demagogia sinistroide ha attaccato codesta legge affermando l’eccessiva durezza della stessa. A voi che leggete lascio la più ampia libertà di ironizzare su quello che sembra un buonismo raccatta-voti ideato da una parte politica senza più idee e senza spina dorsale.
Chiunque comprende la necessità di una giustizia severa. Severa, ho detto, ma non crudele. Il giudice ha la missione di salvaguardare la gente da soprusi e ingiustizie applicando minuziosamente e scrupolosamente le leggi dello Stato. Evitando manie di protagonismo la magistratura deve solo svolgere col giusto rigore il proprio lavoro.
Uno statista italiano del passato pronunciò le seguenti parole: ”Se la giustizia perisce, è la società tutta che si scioglie, si corrompe e precipita nel caos molecolare”.